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Previdenza complementare? I nodi sono costi, trasparenza e accessibilità

Secondo un recente sondaggio, gli italiani hanno più fiducia nella pensione integrativa che in quella pubblica. Per aderire, però, cercano un consulente affidabile e un monitoraggio semplice dell’investimento.

Valerio Baselli 02/12/2021 | 09:07
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Pensione

Tradizionalmente, gli italiani hanno un rapporto difficile con la previdenza integrativa. Nonostante sia ormai diffusa – soprattutto tra i giovani – la consapevolezza che l’assegno dell’Inps probabilmente non basterà a mantenere lo stesso livello di vita nel periodo post-lavorativo, i numeri certificano che per il momento solo un lavoratore su quattro ha deciso di intraprendere azioni concrete e aderire a una qualche forma di previdenza complementare.

In che modo si può cambiar rotta? Secondo un recente sondaggio promosso dalla società internazionale d’investimento Moneyfarm in collaborazione con Progetica (società indipendente specializzata in educazione e pianificazione finanziaria), quando si chiede quale caratteristica dovrebbe avere un prodotto di previdenza integrativa ideale, emerge chiaramente l’esigenza di prestare attenzione ai costi.

“Il panel è stato selezionato puntando ad un’adeguata rappresentanza di genere, età e livello patrimoniale ed è composto da investitori con un buon livello di istruzione, che conoscono le principali criticità legate alla previdenza e chiedono pertanto un ulteriore passo in avanti al sistema”, si legge nell’analisi. “Predisposto a investire nella previdenza integrativa per il proprio futuro, il campione analizzato mette infatti in evidenza una serie di problematiche note – trasparenza, costi, competenza e accessibilità del consulente – che possono fungere da stimolo sia all’industria del risparmio, per la formulazione di un’offerta migliore, sia alle istituzioni, per eventuali interventi normativi futuri.”   

Costi e trasparenza in cima alla lista dei desideri
Chiamati a scegliere tra quattro caratteristiche proposte (le più note), gli intervistati hanno infatti indicato “costo basso” al primo posto, “alto rendimento” al secondo e “agevolazioni fiscali” al terzo. Da notare che solo chi è prossimo alla pensione (fascia 51-65 anni) ha posto in cima alla classifica la fiscalità.

Emerge poi un’esigenza forse meno scontata in seguito alla richiesta di indicare in modo del tutto spontaneo le caratteristiche che dovrebbe avere un prodotto previdenziale: la trasparenza è al primo posto su 25 caratteristiche indicate complessivamente. Ben il 70% dei rispondenti ha infatti assegnato alla voce “trasparenza nelle condizioni, nei costi, nei rendimenti, nel sottostante dell’investimento” un punteggio di 7 punti su 7. La maggioranza degli investitori si aspetta che un piano di previdenza integrativa sia quindi, prima di tutto, trasparente e chiaro nel funzionamento e nelle spese associate.

Altra qualità interessante auspicata dalla maggioranza, precisamente dal 51% dei rispondenti, è il “monitoraggio semplice e online dell’investimento”, anche qui con un punteggio di 7 su 7; si sale al 55% tra gli under 35 e addirittura al 64% tra le donne.

Il ruolo dei consulenti
Entrando nel merito della consulenza finanziaria con obiettivo previdenziale emerge dalla ricerca un altro elemento importante: l’“affidabilità del consulente” è al secondo posto (subito dopo la trasparenza) nella classifica delle 25 caratteristiche del prodotto previdenziale ideale indicate spontaneamente dagli investitori; il 61% dei rispondenti le ha assegnato infatti un punteggio di 7 su 7 e ben l’87% un punteggio pari o superiore a 6. Chiamati a classificare più precisamente le caratteristiche ideali della consulenza che vorrebbero ricevere, gli investitori hanno indicato come prioritarie la “competenza” e la “disponibilità di un canale attivo di comunicazione col consulente”, a conferma, quest’ultima, del bisogno diffuso di contattare con facilità l’esperto a cui si affidano i propri risparmi.

Se a questo aggiungiamo il fatto che il 49% dei rispondenti abbia dichiarato di sentirsi bloccato proprio dalle “difficoltà nella valutazione della validità del piano pensionistico”, il ruolo del consulente assume ancora più importanza, proprio perché alla base c’è spesso un problema di intellegibilità dell’offerta, a maggior ragione quando ci si trova di fronte a un ventaglio di scelte così vasto e complesso come quello attuale.

Dal sondaggio emerge infatti che la previdenza integrativa è ancora percepita come una sorta di black box: oltre al blocco già citato, in cima alla classifica dei 38 elementi che frenano l’attivazione di un piano pensionistico ci sono la “molteplicità delle variabili che rende oggettivamente difficile fare stime precise su tempi, importi e impatti futuri” e il “timore che ci siano costi nascosti”.

Nonostante tutto, il 90% degli investitori mostra una certa fiducia nella previdenza integrativa. Non si può certo affermare lo stesso della previdenza pubblica: il timore di cambiamenti legislativi la rende percettivamente inaffidabile, un fattore che si piazza al secondo posto tra i quattro motivi di blocco proposti ed è in cima alla classifica per le donne e tra chi lavora (fascia 36-65enni).

Le sfide dell’industria
Nella parte conclusiva del sondaggio gli intervistati si riconoscono disposti a sottoscrivere un piano di previdenza complementare a condizione che si verifichino una o più condizioni tra quelle che seguono: il 26% vorrebbe prodotti dalle caratteristiche più attraenti, il 15% preferisce aspettare di avere più liquidità a disposizione, il 12% auspica maggiori incentivi alla previdenza integrativa da parte dello Stato, il 9% sente la necessità di ricevere maggiori spiegazioni sull’utilità di un piano previdenziale integrativo. Insomma, l’appello alla trasparenza, all’attenzione ai costi, alla competenza e all’accessibilità del consulente, è una sfida che l’industria del risparmio deve raccogliere.

“Mettersi in ascolto dei risparmiatori e soddisfarne le esigenze reali può favorire l’evoluzione del mercato della previdenza complementare in Italia. A oggi il segmento non è ancora adeguatamente sviluppato nel nostro Paese e, proprio per questo, il margine di miglioramento è notevole. Fondamentale focalizzarsi sui giovani, che devono andare a integrare fin da oggi un assegno pensionistico pubblico che sarà inesorabilmente esiguo per non trovarsi costretti a rivedere significativamente il proprio stile di vita in pensione”, ha concluso Andrea Rocchetti, head of investment advisory di Moneyfarm.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.