Cosa chiedono i gestori a COP26

Nuovi impegni politici, scelte che vadano verso una vera riduzione delle emissioni e aiuti ai paesi più deboli. Ecco alcune decisioni che 12 fra i maggiori asset manager del mondo si aspettano dalla conferenza sul clima di Glasgow.

Leslie Norton 02/11/2021 | 11:12
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Low-carbon

La conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici iniziata in Scozia, a Glasgow, dovrebbe essere il meeting più importante dagli Accordi di Parigi del 2015. Quegli agreement sul clima da allora hanno coordinato l'azione globale sui cambiamenti climatici, incluso il rafforzamento del sostegno per mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2,0 gradi Celsius e, meglio ancora, a 1,5 gradi Celsius.

Il successo richiede tagli massicci delle emissioni di gas serra, con l'obiettivo di azzerare le emissioni nette entro il 2050. Ecco perché si è assistito a una tempesta di annunci di azzeramento netto da parte di nazioni, città, aziende e altri.

Quindi, cosa vogliono i gestori di fondi dalla conferenza?

Ufficialmente, il vertice sul clima di Glasgow, noto come COP26, ha quattro obiettivi. Jackie Cook, direttore della ricerca sulla stewardship di Morningstar, insieme ai coautori Martin Vezér e Hortense Bioy, ha recentemente intervistato (sotto promessa dell’anonimato) 12 importanti money manager, riguardo alle loro sfide per arrivare a zero emissioni e sulle loro aspettative per la COP26.

Ecco quello che gli asset manager sperano di vedere al summit sul clima.

Decisioni politiche
La COP26 è incentrata sulla definizione delle politiche a livello multilaterale e sovrano, ma i gestori patrimoniali possono cogliere l’occasione dell'incontro per annunciare nuovi obiettivi o discutere dei cambiamenti climatici con urgenza ancora maggiore. Come ha affermato un asset manager: "La COP26 è un'opportunità per continuare a elevare il profilo e l'urgenza del cambiamento climatico all'interno delle nostre organizzazioni". Secondo un altro gestore: "Gli investitori dovrebbero prepararsi a un'ondata di nuove scelte climatiche ambiziose. Sia il settore pubblico che quello privato vorranno sottolineare la portata delle loro decisioni e le potenziali implicazioni per il mercato".

Nuovi impegni per finanziare la transizione verso zero emissioni
Un asset manager spera di vedere “chiare road map di transizione da parte di enti governativi e sub-governativi e un impegno significativo verso l'allineamento e il finanziamento diretto alla transizione energetica, esponendo chiari piani di investimento". Tali politiche possono avere conseguenze importanti per i mercati. "Se i paesi riusciranno ad attuare gli accordi di Parigi,questo porterà a importanti opportunità di investimento in tecnologie pulite, infrastrutture verdi e altri beni, prodotti e servizi necessari", ha spiegato un altro gestore. "Le aziende che dimostreranno di poter far parte della soluzione beneficeranno probabilmente di un costo inferiore dei finanziamenti negli anni a venire. Sia i governi che il settore privato cercheranno di orientare la propria spesa verso iniziative verdi."

Azioni sul prezzo del carbonio
Mettere un prezzo sul carbonio renderebbe l'inquinamento costoso. Molti lo considerano uno strumento fondamentale per affrontare il cambiamento climatico. Un gestore ha detto di aspettarsi "un accordo e una rapida attuazione dei meccanismi del mercato del carbonio per consentire l'acquisto e la vendita di crediti tra paesi". Un altro asset manager spera di vedere progressi su diversi fronti, tra cui "road map più chiare, impegni per lo sviluppo di prezzi del carbonio credibili e azioni di supporto alla regolamentazione sulle emissioni".

Risarcimenti per le perdite e i danni causati dal cambiamento climatico
"Anche se questa è una parte fondamentale dell'accordo di Parigi, non esiste – e questo è allarmante - nessun meccanismo all'interno dell'UNFCCC (la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) per risarcire i paesi più deboli quando subiscono perdite e danni", ha detto un gestore. "Questo è considerato un elemento critico da parte delle nazioni in via di sviluppo per sbloccare i negoziati. Ma c’è resistenza da parte di molti paesi ricchi. Un accordo accettabile deve essere raggiunto".

Attenzione per le cosiddette "soluzioni basate sulla natura”
Gli elementi naturali più conosciuti per ridurre le emissioni e mitigare il riscaldamento globale sono, ad esempio, le foreste. Ma anche zone umide come le torbiere (aree caratterizzate da abbondanza di acqua come paludi e acquitrini). "Un significativo aumento delle soluzioni basate sulla natura potrebbe essere uno degli strumenti più potenti per mitigare i cambiamenti climatici. Speriamo che questi mezzi ottengano un maggior interesse dopo COP26", ha spiegato un gestore.

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Info autore

Leslie Norton  E' Editorial Director sulla sostenibilità di Morningstar.