Gli emergenti non sono tutti uguali

L’andamento delle categorie di fondi dedicate agli emerging market dutante la pandemia dimostra, ancora una volta, che non sempre conviene considerare queste regioni come un unico asset di investimento. 

Marco Caprotti 21/07/2021 | 08:20
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emergenti

Una delle frasi ripetute più spesso dai gestori che seguono i mercati emergenti è che questa asset class non va solo considerata nel suo complesso, ma anche in base alle caratteristiche economiche, sociali e politiche delle diverse regioni che rientrano nell’ampio gruppo dei paesi in via di sviluppo. L’andamento e le prospettive di rendimento di un’area come l’America latina, per fare un esempio, sono spesso diverse da quelle dell’Europa emerging.

Guardando attraverso gli occhiali dei fondi di investimento queste caratteristiche sono evidenti se si osserva, ad esempio, l’andamento delle categorie in cui sono raccolti gli strumenti che guardano a diverse zone emergenti (oltre che i global EM). Nel 2020, hannus horribilis della pandemia, le strategie Asia-ex Japan hanno guadagnato, mediamente e in euro, il 26,2%, mentre i fondi Latin America hanno segnato -20,7%. Male sono andati anche  gli strumenti specializzati sull’Europa emergente (-14,6%), mentre i Global EM hanno segnato +7,9%.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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