L’economia circolare non è un investimento mordi-e-fuggi

L’uomo utilizza l’equivalente di 1,6 pianeti Terra ogni anno, mettendone a dura prova la capacità rigenerativa. Il Covid-19 ha accentuato i limiti di questo sovrasfruttamento. Ora governi, imprese e consumatori provano a cambiare la rotta. Ecco come puntare su questo trend.

Sara Silano 20/05/2021 | 09:02
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Economia-circolare

C’è il modello economico “prendi-produci-usa-getta” che si fonda sul presupposto che le risorse naturali siano abbondanti, disponibili, accessibili ed eliminabili a basso costo. E c’è quello che “riutilizza-aggiusta-rinnova e ricicla”, nel quale il “rifiuto” può essere trasformato in risorsa. In gergo si parla di economia circolare, in opposizione a quella attuale che è prevalentemente lineare e sta superando la capacità rigenerativa del pianeta.

L’anno scorso il giorno del sovrasfruttamento della Terra (Earth overshoot day) è stato il 22 agosto (fonte: Global Footprint Network). In pratica dopo otto mesi l’umanità aveva consumato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi naturali sono in grado di rinnovare in dodici mesi. Si stima che l’uomo utilizzi l’equivalente di 1,6 pianeti Terra. In pratica, ci stiamo pesantemente indebitando con la natura e questo trend è aumentato costantemente a partire dall’inizio degli anni Settanta.

I Giorni di sovrasfruttamento della Terra dal 1970 al 2020

 Overshoot Day

Il diffondersi della pandemia di Covid-19 nel 2020 ha causato una riduzione dell’impronta ecologica (nel 2019, l’Earth overshoot day era stato tre settimane prima) per via delle misure di lockdown che hanno abbassato le emissioni di CO2. Tuttavia, non è stato un miglioramento intenzionale, perché generato da circostanze eccezionali.

La leva politica
Le leve per promuovere un cambiamento strutturale sono altre e hanno cominciato ad emergere con forza. La prima è quella politica e regolamentare. A fine aprile 2021, il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva l’accordo con i Paesi membri sul Life, il programma climatico e ambientale che prevede l’investimento di 5,4 miliardi di euro in progetti per il passaggio a un’economia ecologica, circolare, efficiente dal punto di vista energetico e a basse emissioni inquinanti, oltre che per proteggere e migliorare la qualità dell’ambiente e invertire la perdita di biodiversità.

Le scelte dei consumatori
La secondo leva è quella dei consumatori, la cui preferenza va sempre più a soluzioni sostenibili. Un esempio è quello delle mascherine, il cui utilizzo in Europa è aumentato significativamente con la produzione di quelle in tessuto e riutilizzabili. Un altro settore interessante è quello della moda. Il cosiddetto fast fashion (produzione di capi ispirati all’alta moda, messi in vendita a prezzi contenuti e rinnovati in tempi brevi) ha provocato un aumento enorme dei consumi pro capite e problemi di smaltimento, che oggi molti consumatori non vedono più di buon occhio.

L’innovazione tecnologica
La terza leva è l’innovazione tecnologica perché permette di introdurre nuove modalità per creare modelli di servizio ed ottenere valore dai sistemi circolari. Intelligenza artificiale, piattaforme digitali e cloud computing riducono la necessità di risorse fisiche e contribuiscono a dematerializzare intere catene di fornitura (supply chain), migliorare la tracciabilità dei prodotti e ottimizzarne l’utilizzo e la durata.

Le pratiche circolari
La quarta leva sono le politiche aziendali che vanno nella direzione di pratiche circolari. Il Covid-19, ad esempio, ha acceso i riflettori sull’area dei dispositivi medici e delle soluzioni sanitarie monouso. “Igiene e facilità di smaltimento sono ormai una priorità praticamente in tutto il mondo”, spiega Olivia Markham, co-gestore del BlackRock Circular Economy Fund. “Gli ospedali sono tenuti a disporre sempre delle attrezzature migliori e all’avanguardia, pertanto i cicli dei prodotti possono essere più brevi rispetto a quelli dell’elettronica di consumo. Le aziende leader del settore stanno creando un’efficace logistica di ritorno per raccogliere, rinnovare o smantellare le attrezzature usate. Crediamo che la crescente adozione dei programmi di leasing e di restituzione o ritiro e i modelli di business as a service sia positiva per assicurare un incremento dei tassi di riutilizzo e riciclo”.

Come investire in economia circolare
Per gli investitori italiani interessati all’economia circolare esistono diversi fondi con un focus specifico. Il più grande, in termini dimensionali, è quello di BlackRock (1,5 miliardi di euro), che è stato lanciato in collaborazione con la Fondazione Ellen MacArthur, realtà leader in questo campo. Il comparto ha un Morningstar Sustainability rating di cinque globi, il livello più alto di giudizio, che indica un basso rischio legato a fattori ambientali, sociali e di governance (al 31 marzo 2021).

Hanno cinque globi anche BNP Paribas Easy ECPI circular economy leaders track e Decalia circular economy. Il primo replica l’indice ECPI Circular Economy Leaders Equity che permette di esporsi alla performance di 50 azioni internazionali large cap selezionate per la loro partecipazione attiva al modello economico basato sulla circolarità dei beni, dei materiali e delle materie prime. Il comparto ha dimostrato resilienza nel corso del 2020, anche nella fase più difficile del crollo delle Borse a marzo. “Al di là delle possibili oscillazioni di breve, siamo profondamente convinti delle prospettive di questo tema d’investimento in un’era post-Covid che tiene in sempre maggior conto gli obiettivi di sostenibilità globale”, spiega Sabrina Principi, responsabile del business ETF e index solutions per il sud Europa di BNP Paribas asset management. “L’economia circolare è una premessa fondamentale per tali obiettivi, nella misura in cui mira a ridurre lo sfruttamento delle risorse planetarie e l’intensità dei processi produttivi”.

Il comparto di Decalia investe in società che possano beneficiare della transizione verso l’economia circolare e verso business model sostenibili, ricercando quelle che hanno un vantaggio competitivo sostenibile nel lungo periodo, una generazione di cassa robusta, rilevanti opportunità di crescita e un’allocazione del capitale ottimale. “Se confrontiamo il portafoglio con l’Msci World, notiamo diversi punti di qualità”, spiega il gestore, Antonio Garufi. “Il Roe (return on equity, Ndr) è oltre il doppio, l’indebitamento è più basso, il margine lordo e quello operativo sono molto al di sopra. Il Free cash flow yield (rapporto tra free cash flow e prezzo di mercato dell’impresa, Ndr) è superiore”.

Fondi sull'economia circolare con Sustainability rating

No al mordi-e-fuggi
L’economia circolare non è per investitori mordi-e-fuggi, perché è un trend che si svilupperà negli anni. “Non è un modo per giocare facili guadagni di breve investendo nelle bolle del momento con rischi elevati”, dice Garufi. “Non siamo trader, ma investitori di lungo periodo e consideriamo la volatilità di breve periodo come un’opportunità per acquistare business di qualità quando il mercato li offre a prezzi stracciati o interessanti, come successo nel 2020”.

 

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Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
BGF Circular Economy A2 EUR  
BNPP E ECPI Circular Economy Ldr Trk Cl150,58 EUR-0,27Rating
Decalia Circular Economy R USD P112,58 USD0,08Rating

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia