L’insostenibile peso delle diseguaglianze

DIALOGO CON ALESSANDRA SMERILLI, economista e consigliere di Papa Francesco. L’epidemia di Covid-19 ha accentuato le disparità sociali e di genere. Più che di “ripresa”, i nostri modelli di sviluppo hanno bisogno di “rigenerazione”. Prima ancora di nuove leggi, serve uno sguardo “plurale” e una finanza della gente.

Sara Silano 08/07/2020 | 00:16
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Alessandra Smerilli

Alessandra Smerilli, religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, è professoressa ordinaria di economia politica alla Facoltà di Scienze dell’educazione “Auxilium” di Roma. Autrice del libro Donna Economia. Dalla crisi a una nuova stagione di speranza, è dal 2019 consigliere dello Stato della Città del Vaticano.

Abbiamo conversato con lei su temi di stretta attualità come il ruolo degli attori economici e finanziari nel contrasto al razzismo sistemico, le crescenti diseguaglianze sociali, l’urgenza di politiche di inclusione e l’importanza delle donne nel disegnare uno sviluppo più sostenibile per uscire dalla crisi generata dalla pandemia di Covid-19.

Diseguaglianze insostenibili
Le immagini dell’uccisione di George Floyd, afroamericano, per mano della polizia sono ancora negli occhi di tutti, così come le proteste contro il razzismo sistemico che sono esplose negli Stati Uniti e nel resto del mondo. La paura per il Coronavirus e le restrizioni alla vita delle persone hanno amplificato malumori che c’erano già e sono indicatori che qualcosa non funziona. “Non possiamo più posporre il tema delle disuguaglianze digitali, di genere ed economiche”, afferma Smerilli. “Perché un bambino che nasce nella periferia di una grande città, non solo in America ma anche in Italia, non può avere le stesse opportunità di altri?”.

L’aumento delle diseguaglianze a livello globale è uno dei motivi dell’insostenibilità dei sistemi economici attuali. Il coefficiente di Gini, che misura la distribuzione del reddito indica che, nel mondo, la popolazione vive, in media, in paesi dove le disparità si stanno inasprendo (vedi grafico qui sotto). Tra le nazioni sviluppate, gli Stati Uniti hanno il livello più alto.

La mappa delle disuguaglianze (il coefficiente di Gini sintetizza la distribuzione complessiva del reddito di un paese in un unico numero compreso tra 0 e 1. Più è elevato il coefficiente, più è elevata la disuguaglianza di reddito)

Coefficiente di Gini

Fonte: OECD (2020) Income inequality indicator. Dati disponibili al 3 luglio 2020.

Il fattore “S”
Il Coronavirus ha avuto effetti più pesanti sui lavoratori non tutelati, gli stagionali e i migranti, accentuando diseguaglianze dovute a fattori più strutturali come la concentrazione del potere economico nelle mani di poche imprese e i cambiamenti nel mercato del lavoro (automazione, part-time, dislocazione della produzione in paesi con più bassi salari).

La pandemia ha portato in primo piano il fattore “sociale” dell’acronimo ESG (Environmental, social e governance), rimasto finora in secondo piano per il prevalere dell’attenzione sulle questioni ambientali. Su questo fronte, Smerilli è convinta che attori finanziari e imprese si muovano più velocemente della politica ed è quindi un momento propizio per promuovere maggiori garanzie per i lavoratori, assicurazioni collettive per la salute e strumenti di investimento che vadano nella direzione di una maggiore equità.

Rigenerare l’economia
“Cominciare a parlare di stakeholder capitalism (ossia un capitalismo attento a tutti gli attori non solo gli azionisti, Ndr) può muovere verso il cambiamento”, dice l’economista che però preferisce il termine “inclusivo” e invita a riflettere sullo stesso concetto di “capitalismo” come modello di sviluppo economico e sulle forme di remunerazione dei manager ancorate a obiettivi di breve termine. “Più che il termine recovery, tanto utilizzato oggi”, continua, “preferirei usare la parola ‘rigenerare’ che indica la capacità di far nascere qualcosa di nuovo dopo la crisi provocata dal Coronavirus. Nel passato, dalle crisi sono nati modelli di scambio e regole diverse”.

Uno sguardo plurale
Da dove ripartire? Smerilli suggerisce uno sguardo “plurale”, in alternativa a quello maschile “monolitico” prevalente nella politica, nell’economia e nella finanza. “Le donne sono state le più colpite dalla crisi del Coronavirus, sia per l’aggravamento del carico lavorativo, incluso quello famigliare, sia perché impiegate nei settori più esposti, come turismo, ristorazione e sanità”, spiega l’economista. Ma la situazione di svantaggio non è solo legata alla pandemia. Il rapporto Oxfam 2019 rivela che a livello globale le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini e questi ultimi possiedono il 50% in più della ricchezza. Inoltre, in molte parti del mondo il lavoro femminile, soprattutto quello di cura alla persona, non è riconosciuto, il che significa che non è retribuito e neppure tutelato.

Diversi studi mostrano che nei paesi dove le donne hanno avuto un ruolo importante nella gestione della pandemia, i risultati sono stati migliori in termini di chiarezza, unitarietà delle decisioni e comunicazione ai cittadini. Altre indagini hanno provato che le imprese con una prevalenza femminile nei consigli di amministrazione sono più resilienti. Infine, diversi studi Morningstar hanno messo in luce come il genere non influisca in alcun modo sulle performance degli investimenti, eppure nel mondo solo il 14% dei gestori di fondi è donna e in alcuni casi la situazione è peggiorata rispetto a vent’anni fa.

Per una finanza civile
“C’è bisogno di leggi, ma anche dello sguardo giusto”, scrive Smerilli nel suo libro. “Dunque, se quando si prendono le decisioni mancano le donne, forse si avrà una visione parziale dei problemi”. Questo discorso vale anche per la finanza: “è uno strumento per lo sviluppo quando è attenta ai bisogni delle famiglie, delle imprese e delle amministrazioni. Quando non abita i ‘templi’ ma le piazze, quando cioè parla il nostro linguaggio (quello della gente); quando è efficiente, e infine quando è partecipata”, spiega l’economista. “Non usciremo da questa grave crisi, che va ben oltre la sola dimensione economica, eliminando finanza e mercati, ma solo con la finanza e i mercati civili e civilizzatori. L’economia di mercato potrà sopravvivere solo se andrà oltre questa forma di capitalismo individualistico e finanziario”. Smerilli è convinta che se i più grandi gruppi a livello mondiale, come BlackRock e Vanguard, stanno valutando l’opportunità di investire in modo sostenibile, i tempi per un cambio di paradigma sono maturi. “Abbiamo bisogno di starter che lo facciano per ragioni intrinseche e non solo di mera convenienza”.

Finché alla maggior parte della popolazione mondiale non rimangono che le briciole che cadono dalla tavola dei super ricchi, conclude Smerilli, “l’economia non si sarà riconciliata con le sue radici: oikos-nomos, gestione e custodia della casa, la propria e quella di tutti”.

 

 

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia