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La terminologia del mercato ribassista

I concetti chiave per affrontare al meglio le turbolenze dei listini ed evitare di commettere errori.

Francesco Lavecchia 18/06/2020 | 07:58
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Il recente crollo delle Borse ha tenuto sotto pressione gli investitori di tutto il mondo per diverse settimane. Ma, dicono gli analisti, capire realmente quello di cui parlano giornali e televisioni aiuterebbe molti investitori a capire quello che succede sui listini, a gestire al meglio l’ansia e di conseguenza ad evitare di commettere errori.

Di seguito sono definiti alcuni termini di uso comune nel mondo della finanza che potranno aiutare il lettore a comprendere meglio le caratteristiche del mercato ribassista.

Volatilità
Molte volte abbiamo sentito dire che le Borse sono in altalena. Questo significa che i prezzi delle azioni sono rimbalzati su e giù da un giorno all'altro. Il termine volatilità esprime proprio la misura di quanto il valore di un investimento aumenta o diminuisce. Più è ampia e frequente la variazione del prezzo, più un titolo è considerato volatile.

La volatilità è tipicamente misurata dalla deviazione standard, cioè dall’oscillazione del prezzo rispetto al suo valore medio in un determinato periodo di tempo. Un valore più alto di questo indicatore implica una maggiore volatilità.

La volatilità di un investimento è legata all’incertezza sulle prospettive future di rendimento. I prezzi dei titoli azionari, ad esempio, sono molto più variabili di quelli delle obbligazioni. Questo perché le performance delle stock dipendono dai risultati dell’azienda che sono difficili da prevedere, mentre i bond offrono pagamenti futuri più sicuri.

Non bisogna però commettere l’errore di considerare la volatilità come una cosa di per sé negativa. Se un risparmiatore è disposto ad accettare una maggiore fluttuazione del valore dei propri investimenti nel breve periodo, allora farà bene a investire in azioni poiché garantiscono un rendimento di lungo periodo largamente superiore a quello delle obbligazioni. Inoltre, le brusche virate al ribasso dei listini, come quelle registrate nei mesi scorsi, creano solitamente ottime condizioni per posizionarsi su titoli di qualità a prezzi molto convenienti. 

Rischio
Attenti a considerare rischio e volatilità come due sinonimi. Molte spesso si dà alla parola rischio un’accezione solamente negativa perché lo si identifica con la probabilità di perdere il capitale investito e si finisce per non rischiare abbastanza. Si definisce rischio, infatti, la possibilità di non raggiungere il proprio obiettivo di investimento. Molto spesso i giovani lavoratori che pianificano le loro finanze nel periodo della pensione commettono l’errore di non inserire in portafoglio una quota sufficiente di equity. Anche se un portafoglio fortemente sbilanciato sulla componente azionarie potrebbe pagare un prezzo alto durante le fasi di alta volatilità delle Borse, questa tipologia di investitori ha tutto il tempo per recuperare le perdite accusate nel breve termine e beneficiare degli elevati rendimenti di lungo termine tipici dei titoli azionari. 

Mercato ribassista
Quante volte abbiamo sentito parlare di mercato ribassista o di Bear market (mercato Orso). Un mercato si definisce ribassista quando registra un calo di almeno il 20% su un orizzonte temporale di due mesi. Questa condizione si verifica quando c’è forte pessimismo da parte degli investitori sul futuro andamento dell’economia e, di conseguenza, sui risultati aziendali delle società quotate in Borsa. E forse questo spiega perché questo termine venga usato a volte impropriamente o confuso con altre parole che invece descrivono un andamento negativo dei mercati o dell’economia nel suo complesso come ad esempio:

  • Recessione, che si verifica quando il Pil di un paese diminuisce per due trimestri consecutivi;
  • Pullback, che identifica un calo dei prezzi di breve termine all'interno di una fase di crescita delle quotazioni;
  • Correzione, che avviene quando il prezzo di un asset scende almeno del 10%;
  • Crollo dei mercati, quando si registra un drastico calo delle Borse nel giro di pochi giorni;
  • Depressione, che invece si verifica quando la fase di recessione economica si prolunga per più anni.

Dunque, quando sentiamo dire che il mercato è in una fase ribassista conviene sempre controllare le performance dei listini prima di fare le nostre valutazioni sulla composizione del portafoglio.

Downside-capture
Questo indice misura quanto ha perso un fondo quando il suo benchmark ha registrato una performance negativa. Se, ad esempio, un comparto presenta un downside-capture ratio su cinque anni di 82 significa in quel periodo ha subito solo l'82% delle perdite del benchmark. Conoscere e capire il significato di questo indicatore ci permette di non incappare in un errore molto comune per chi investe in fondi che è quello di non definire le ragioni per cui acquistiamo un determinato prodotto (per approfondire gli errori più frequenti di chi investe in fondi clicca qui). Se infatti siamo degli investitori molto avversi al rischio e particolarmente sensibili alle perdite, allora dovremmo cercare un comparto in grado di reggere meglio durante le flessioni del mercato, dunque con un downside-capture ratio sicuramente inferiore a 100.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia