Mercati di frontiera, crescita e innovazione bancaria

I fondi dedicati ai paesi non ancora emergenti hanno iniziato il 2020 con il segno più. Il futuro, dicono gli operatori, è legato alle evoluzioni che si vedranno fra gli istituti di credito. Come sta accadendo in Africa.

Marco Caprotti 31/01/2020 | 13:57

Il 2020 sarà l’anno della frontiera? Di sicuro i fondi che investono nei mercati non ancora emergenti sono partiti con il piede giusto. La categoria Morningstar dedicata a questo tipo di strumenti da inizio gennaio (fino al 30 del mese e calcolata in euro) ha guadagnato l’1,9% (+11,4% nel 2019).

Andamento categoria Morningstar Global Frontier market
frontiera gennaio

Dati in euro aggiornati al 30 gennaio 2020
Fonte: Morningstar Direct

Occhio alle banche
Chi sarà a spingere l’eventuale crescita di quei mercati? Secondo gli operatori il segmento da tenere d’occhio è quello delle banche. “In molti casi, queste istituzioni registrano profitti solidi e sono scambiate con valutazioni attraenti”, spiega Ross Teverson, Head of strategy Emerging markets di Jupiter Asset Management. “Possono vantare dei modelli di business che uniscono i punti di forza delle tradizionali banche retail che raccolgono i depositi della clientela, all’innovazione del fintech, permettendo così di raggiungere nuovi clienti con prodotti e modalità innovative. Questo gli garantisce un buon posizionamento per beneficiare di una maggiore conoscenza da parte degli operatori finanziari”.

Nella tabella in basso sono elencati (in ordine decrescente) i fondi raccolti nella categoria Morningstar dedicata agli strumenti che investono nei mercati di frontiera con la presenza netta di titoli del settore bancario.  

Fondi Frontier e banche
banche frontiera

I progressi
Un esempio di quello che succedendo nel settore bancario dei paesi di frontiera viene dall’Africa. In Ruanda il segmento degli istituti finanziari è stato trasformato dall’introduzione di elementi innovativi come, ad esempio, le tecnologie di pagamento elettronico. “Circa il 90% della popolazione possiede un telefono cellulare e c’è un buon funzionamento nei sistemi di pagamento al dettaglio”, spiega Oliver Bell, gestore del fondo T. Rowe Price Funds Sicav – Frontier Markets Equity. “In questo contesto, la Banca centrale del Ruanda ha intrapreso una serie di azioni volte a rafforzare la vigilanza sul settore delle tecnologie finanziarie, incoraggiando anche l’innovazione”.

Le banche, peraltro, non sono l’unico settore in cui il paese africano sta facendo progressi. “Il Ruanda ha la più alta percentuale di donne nella Camera bassa del Parlamento a livello globale”, spiega il gestore. “Il turismo sta supportando l’economia, con ricadute favorevoli sulle altre aree di attività, come l’offerta di frutta. Il percorso di trasformazione verso un’economia dei servizi basata sulla conoscenza è agevolato dal fatto che molti ruandesi sono bilingue e parlano sia inglese che francese, oltre che dal buon livello di connessione dovuto all’elevata diffusione delle reti 4G”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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