DBRS Morningstar dà i voti al debito sovrano globale

In Asia si registra l’upgrade del Giappone. Nord America stabile, anche se gli Usa devono lavorare sul deficit. Nell’area Latam preoccupano Argentina e Brasile.

Francesco Lavecchia 22/01/2020 | 07:30

L’indebolimento della congiuntura resta il problema numero uno del debito sovrano a livello globale. Nel 2019 il rallentamento delle prime due economie mondiali, l’andamento fiacco del prezzo delle materie prime, le forti tensioni tra Usa e Cina sul fronte commerciale e l’incertezza sui risultati prodotti dalle riforme economiche e di politica monetaria da parte dei governi e delle Banche centrali hanno creato un contesto negativo che ha penalizzato il merito creditizio in Asia e nelle Americhe.

Tutto questo ha prodotto, in base alle decisioni di DBRS Morningstar sui paesi coperti dalla sua ricerca, il taglio di un rating e due downgrade nel trend (passati da stabile a negativo). A sorridere è solo il Giappone, la cui valutazione è salita da A ad A (high).

La situazione in Asia
In Asia le preoccupazioni sono tutte per la Cina. Nel 2019 gli analisti hanno abbassato il trend rating del Dragone da stabile a negativo. A destrare timori sono le scelte del Governo che sembrano aver messo in secondo piano gli sforzi per ridurre l’indebitamento del paese a favore del raggiungimento degli obiettivi di crescita di breve periodo. Il rischio, dicono gli analisti, è che l’aumento del debito possa produrre una contrazione della domanda del settore privato e danneggiare la stabilità finanziaria. Nel caso si verificasse il mix di un’importante fuga di capitali e di una contrazione della domanda interna, aggiungono, anche gli ampi margini di manovra delle Autorità cinesi potrebbero risultare poco efficaci. A questo, poi, si aggiunge un quadro macro a livello globale molto più complesso su cui spicca la guerra commerciale tra  Cina e Stati Uniti. I due paesi stanno discutendo la definizione di alcuni accordi, ma tutto lascia presagire che per Washington e Pechino ci saranno più vincoli che in passato nella concorrenza sui mercati globali.

A sorridere è invece il Giappone, il cui rating è salito da A ad A (high). Il miglioramento del giudizio, secondo gli analisti di DBRS Morningstar, è il risultato delle riforme volute dal Governo e di un contesto macro più favorevole. Gli interventi fatti sul mercato del lavoro, le politiche sull’immigrazione, oltre che le misure adottate in tema di fiscalità dovrebbero aiutare il paese del Sol Levante a raggiungere gli obiettivi in termini di crescita economica, di inflazione e di stabilizzazione delle dinamiche del debito. Il problema più grande del Giappone, che resta una delle economie più ricche e diversificate al mondo, è però quello dell’indebitamento che resta il più alto tra i paesi sviluppati.

America a due facce
Nel continente americano il quadro è molto più variegato. Canada e Stati Uniti confermano un rating di AAA, ma mentre nel primo caso gli analisti di DBRS Morningstar sottolineano come il primo paese abbia la capacità di assorbire eventuali shock futuri, gli Usa devono impegnarsi a mettere su una traiettoria decrescente per il deficit fiscale previsto per i prossimi anni, poiché in caso contrario non avrebbero la flessibilità necessaria per affrontare al meglio una possibile fase recessiva dell’economia. Cosa che potrebbe mettere in discussione il merito creditizio di Washington.

In America latina, invece, gli analisti di DBRS Morningstar vedono molte più criticità. L’Argentina è stata declassata nel dicembre scorso a Selective Default (ovvero alta probabilità di non poter far fronte a una o più delle sue prossime scadenze), dopo che il Governo di Buenos Aires ha annunciato la decisione di posticipare il pagamento di un emissione in scadenza nel breve termine e l’intenzione di voler differire quello relativo agli interessi sul debito in valuta estera.

Il rating del Messico è stato confermato a BBB (high), ma a fine 2019 il trend è sceso da stabile a negativo in ragione del peggioramento delle prospettive di crescita nel medio termine a causa dello scarso operato del Governo a cui gli analisti imputano la responsabilità di investimenti infrastrutturali non mirati e di politiche poco coerenti che scoraggerebbero gli investimenti esteri e che rischiano di avere un negativo impatto sulla crescita futura. Il rating del Brasile è confermato a BB (low), valutazione data alle obbligazioni di tipo speculativo (anche detti junk bond), tuttavia gli analisti sottolineano nel loro report come la riforma del sistema pensionistico sia un primo incoraggiante passo verso il risanamento dei conti pubblici. Se a questo seguiranno altri correttivi e se il Governo sarà in grado di promuovere riforme in grado di produrre uno slancio alla crescita economica, agg

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Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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