Il debito sovrano europeo ai raggi X

Nel corso del 2019 gli analisti di DBRS Morningstar hanno alzato la valutazione del Portogallo e migliorato il trend rating di Grecia e Spagna. Il giudizio sull’Italia è rimasto stabile, anche se non mancano le incognite.  

Francesco Lavecchia 22/01/2020 | 07:28

Buone notizie per il debito sovrano in Europa. Nonostante l’economia del Vecchio continente stenti a ripartire, gli analisti di DRBS Morningstar hanno registrato nel 2019 un miglioramento complessivo dei rating assegnati al merito creditizio dei paesi della regione e in particolare di quelli che negli anni passati avevano destato le maggiori preoccupazioni come Grecia, Portogallo e Spagna.

I numeri relativi alle emissioni coperte dall’analisi di DBRS Morningstar in Europa dicono che, nel corso dello scorso anno, ci sono stati tre upgrade, 17 conferme del rating, zero downgrade e in sei casi si è registrato un miglioramento del trend rating.

Upgrade del Portogallo
Il rating del Portogallo è salito a BBB (high) in seguito al costante miglioramento di alcuni indicatori-chiave: il bilancio dello stato è in equilibrio, il rapporto debito/Pil è in costante diminuzione e anche i fondamentali delle banche del paese si sono progressivamente rafforzati. Da tempo, poi, l’economia domestica sta vivendo un cambiamento strutturale che si è tradotto in un maggior grado di diversificazione, una più alta qualità dell’export e un incremento degli investimenti privati. Grazie all’aumento delle entrate fiscali e una stretta sulla spesa pubblica il deficit è sceso dal 7,4% del 2014 allo 0,4% del 2018 e questo, insieme ai bassi tassi di interesse e a una moderata crescita economica, stanno avendo delle ripercussioni positive anche sul rapporto deficit/Pil che è sceso dal 131,5% del 2016 al 122,2% del 2018 e che è visto ancora in costante contrazione.

Sale il trend rating di Grecia e Spagna
Il rating della Grecia è stato confermato a BB (Low), ma il trend per le sue emissioni di lungo termine è salito da Stabile a Positivo in ragione dei miglioramenti registrati su diversi aspetti: il nuovo esecutivo ha manifestato il suo impegno nell’introduzione di un programma di riforme che ha l’obiettivo di spingere la crescita del Pil, il paese è inoltre in anticipo nella scadenza del pagamento di un cospicuo debito nei confronti del Fondo monetario internazionale e le banche possono ora beneficiare dell’Hercules Asset Protection Scheme voluto dal Governo per aiutarle ad alleggerire i loro bilanci dal peso dei prestiti inesigibili. Inoltre, l’economia è cresciuta dell’1,9% nel 2018, in aumento rispetto al +1,5% del 2017, grazie ai buoni risultati dell’export e dei consumi privati, e la fiducia delle imprese e dei consumatori è ai massimi dagli ultimi 20 anni. Sul fronte del debito, poi, il rapporto debito/Pil è stimato in discesa nel 2019, dopo aver toccato il picco del 181,1% del 2018, e le prospettive per i prossimi anni, secondo le previsioni del governo, sono per un ulteriore calo al 167,8% nel 2020.

Il trend rating della Spagna è salito da stabile a positivo in considerazione della solida crescita economica del paese e dei miglioramenti registrati nella finanza pubblica negli ultimi anni. Il paese, dicono gli analisti di DBRS Morningstar, può contare su un’economia di grandi dimensioni e molto diversificata e su un export competitivo. Inoltre, aggiungono, la Spagna è cresciuta negli ultimi anni a tassi superiori alla media dell’area euro e dovrebbe continuare a farlo anche nel prossimo futuro. Nel giugno scorso, poi, è uscita dalla procedura per debito eccessivo imposta dell’Ue e il suo rapporto deficit/Pil si è incanalato in un sentiero di decrescita costante.

Lo stato di salute delle grandi dell’Ue
L’Italia (rating di BBB high e un trend stabile) deve fare attenzione alla debole crescita economica e al rischio di un rilassamento della politica fiscale. Il peggioramento della congiuntura, insieme a un aumento dello spread, che aumenterebbe la spesa per gli interessi, finirebbero per pesare fortemente sulla traiettoria del rapporto debito/Pil.

Il rating del Regno Unito, pari a AAA e trend stabile, potrebbe essere minacciato da alcuni possibili risvolti negativi della Brexit come quello di ulteriori divisioni interne (con la separazione della Scozia) dell’indebolimento dell’economia interna e di una minor flessibilità da parte del Governo nel finanziare il debito pubblico.

La Germania (rating AAA e trend stabile) potrebbe vedere un downgrade del suo trend nel caso in cui un forte deterioramento del quadro macro e un forte peggioramento della bilancia fiscale inneschi un progressivo aumento del rapporto debito/Pil.

La Francia (rating AAA e trend stabile) potrebbe rischiare un downgrade nel caso in cui il Governo decidesse per motivi politici di fare dei passi indietro nei suoi impegni in tema di riduzione del rapporto deficit/Pil, miglioramento del saldo fiscale strutturale e riduzione dell’elevato rapporto d

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Partecipa al webinar Morningstar sul top della ricerca 2019 e le prospettive per il 2020

Iscriviti qui.

Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

Conferma la tipologia di utente


Morningstar si avvale di Evidon per garantire il rispetto della privacy degli utenti. Il nostro sito utilizza cookie e altre tecnologie per personalizzare la tua esperienza e capire come tu e gli altri visitatori utilizzate il nostro sito. Vedi 'Consenso per i cookie' per maggiori dettagli.

  • Altri siti Morningstar