I mercati obbligazionari in 5 grafici

I bassi tassi di interesse spingono gli investitori verso i titoli a più alto rendimento (e rischio), ma il reddito fisso mantiene la sua caratteristica difensiva dalle oscillazioni dei prezzi azionari.

Sara Silano 21/01/2020 | 09:22

Il 2019 si è chiuso con i principali indici Morningstar obbligazionari che hanno registrato ritorni positivi. Tra i migliori, il paniere dei corporate bond in dollari ha guadagnato oltre il 10% in valuta base (+12,06% in euro), quello sul debito dei paesi emergenti ha segnato un +7,99% in dollari e il benchmark delle emissioni societarie globali +7,78% (sempre in dollari). I rendimenti nell’Eurozona sono stati un po’ più magri: +4,6% i titoli di Stato e +4% la carta aziendale. Nella tabella di seguito sono riportate le performance in valuta base e in euro.

Rendimenti dei principali indici Morningstar obbligazionari

Il reddito fisso batte le azioni
Tra fine luglio e ottobre si sono registrate le migliori performance, anche leggermente superiori a quelle del mercato azionario. Ad infondere fiducia in un contesto di bassi rendimenti e segnali di debolezza congiunturale sono state le banche centrali con tagli ai tassi o promesse di politiche monetarie espansive. Il 31 luglio, la Federal Reserve ha ridotto i saggi di riferimento di 25 punti base, in un intervallo tra il 2 e il 2,25%. E’ il primo taglio dalla crisi finanziaria di fine 2008. Qualche settimana dopo, la curva dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi si è invertita (i ritorni delle obbligazioni governative a due anni sono più alti di quelli dei decennali) e sui mercati si diffonde l’incubo della recessione in arrivo. Ma il fenomeno dura pochi giorni, come si può vedere nel grafico qui sotto, dove la linea rossa rappresenta l’inclinazione attuale e quella arancione l’inversione tre mesi fa (quella gialla è la pendenza un anno fa).

Andamento storico della curva dei rendimenti Usa

Andamento storico della curva dei rendimenti USA

Il grafico seguente confronta l’indice Morningstar azionario globale con l’obbligazionario statunitense tra fine luglio e fine ottobre 2019. Il secondo ha sovra-performato nell’intervallo considerato, ma il taglio dei tassi della Fed ha poi favorito il rally delle Borse nell’ultima parte dell’anno.

Confronto tra indice Morningstar azionario e obbligazionario USA

Tra i protagonisti del 2019 sui mercati obbligazionari è mancata l’inflazione. Nell’Eurozona, i dati preliminari di dicembre indicano un aumento su base annua dell’1,3% (+1,5% nello stesso mese del 2018). Siamo dunque ancora lontani dal target della Banca centrale europea (2%). Negli Stati Uniti, l’ultimo dato disponibile è quello di novembre, che ha un po’ sorpreso gli operatori (+2,1% annuo). In effetti, il Sentiment index elaborato da CFA Society Italy a gennaio mostra che i professionisti certificati CFA si attendono una ripresa dell’inflazione in modo più sostenuto oltreoceano. In ogni caso, sia la Bce che la Fed potrebbero rivedere i loro obiettivi, dal momento che l’indicatore del caro-vita è stato largamente al di sotto dopo la crisi finanziaria del 2008. “I target potrebbero diventare più simmetrici”, si legge nell’Outlook 2020 di Generali Investments. “La Federal Reserve sta pensando a una strategia per cui il lungo periodo di bassa inflazione potrebbe essere seguito dal tentativo di tenerla al di sopra dell’obiettivo per un po’. La Bce ha già modificato il target nel 2003 da 0-2% a ‘vicino ma sotto il 2%’. Un ulteriore aggiustamento è possibile. L’impatto sui mercati è poco chiaro”.

Caccia al rendimento
In un contesto di bassi tassi di interesse, gli investitori hanno cercato rendimento nei titoli obbligazionari con cedole più generose, come i corporate bond, gli high yield e gli emergenti. Il 2019 è stato il miglior anno dell’ultimo decennio per l’indice Morningstar US corporate bond. Se allarghiamo l’orizzonte al periodo 2009-19, notiamo anche come il benchmark delle emissioni societarie in dollari (linea blu nel grafico qui sotto) abbia battuto altri panieri a potenziale alto rendimento, come quello delle obbligazioni di minor qualità e del debito emergente (in valuta forte).

Confronto tra i rendimenti degli indici obbligazionari US corporate, High yield, EM

La protezione funziona
Nonostante gli investitori abbiano cercato cedole più generose rispetto a quelle dei titoli di Stato, non sembrano aver dimenticato i potenziali benefici delle obbligazioni come protezione dalle oscillazioni dei prezzi azionari. Morningstar ha calcolato le correlazioni mensili tra l’indice azionario Usa e il core bond, usando i ritorni giornalieri. “Sebbene entrambi abbiano avuto un rendimento netto positivo nel 2019, nella maggior parte dei casi quando uno era più alto, l’altro tendeva ad essere più basso”, spiega Gabrielle Dibenedetto, data journalist di Morningstar. “Per esempio, il 4 gennaio 2019, l’indice azionario è salito dell’1,7%, quello obbligazionario dello 0,2%. Il giorno successivo, l’equity ha guadagnato lo 0,3%, mentre il paniere di bond lo 0,5%. Anche se sono tutti numeri positivi, rimangono correlati negativamente”.

Correlazioni mensili degli indici Morningstar US market e US core bond nel decennio

Correlazione tra US Market e US core bond index

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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