3 nodi da sciogliere per gli Etf obbligazionari sostenibili

Sono pochi, ma il loro patrimonio è triplicato in meno di un anno. La maggior parte investe in obbligazioni societarie di qualità. Governativi, green bond e high yield possono crescere in futuro, ma devono affrontare qualche sfida in più.

Sara Silano 23/12/2019 | 09:11

Quanto avrebbero raccolto i fondi indicizzati sostenibili nel 2019 se ci fossero stati più strumenti obbligazionari a disposizione degli investitori? Probabilmente i flussi sarebbero stati maggiori, considerato che il reddito fisso è stato la classe di attività finanziaria più popolare tra gli investitori europei (circa 78 miliardi di euro netti di nuovi capitali solo nelle strategie passive nell’ultimo anno a fine ottobre 2019, che si aggiungono ai 173,6 di quelle attive).

Un piccolo universo in espansione
In effetti, il numero di index fund obbligazionari sostenibili (inclusi gli Etf) è davvero piccolo in Europa. Secondo le stime di Morningstar, gli strumenti con un esplicito mandato sono 36 per un patrimonio complessivo di 11 miliardi di euro (dati a fine novembre 2019). Rappresentano appena il 5% degli strumenti del reddito fisso attenti ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG), il che significa che la maggior parte del patrimonio è in strategie attive. La differenza è significativa se si considera che tra gli azionari la percentuale gestita passivamente è il 30% del totale degli asset socialmente responsabili.

Le prospettive, tuttavia, appaiono incoraggianti. Nel 2019, i fondi indicizzati ESG hanno raccolto circa 6 miliardi (a fine ottobre 2019), una somma che è sei volte superiore a quella dell’intero anno precedente. Nello stesso periodo, il patrimonio è triplicato dai 3,8 miliardi del 2018, grazie non solo alle sottoscrizioni, ma anche all’apprezzamento del capitale.

Flussi netti nei fondi obbligazionari indicizzati sostenibili

Flussi netti nei fondi obbligazionari indicizzati sostenibili

Le strategie obbligazionarie sostenibili
La maggior parte dei prodotti obbligazionari indicizzati sostenibili è specializzata in emissioni societarie investment grade (17 su 36). La quota sugli asset totali ESG è del 68%. Un altro 13% è in strategie sui green bond (le obbligazioni finalizzate a sostenere progetti ambientali) e un ulteriore 10% è in mercati emergenti. Gli strumenti sui titoli governativi rappresentano il 3,5% del capitale. Il resto è diviso tra prodotti sui social bond, gli high yield e altre tipologie obbligazionarie.

Patrimonio dei fondi indicizzati obbligazionari sostenibili per esposizione al mercato

Patrimonio dei fondi indicizzati obbligazionari sostenibili per esposizione al mercato

I rischi ESG nelle scelte di investimento
“Le prospettive di crescita per queste strategie sono positive”, sostiene Jose-Garcia Zarate, direttore associato della ricerca sulle strategie passive di Morningstar nel report European Passive ESG Bond Landscape. “Le considerazioni ESG stanno diventando rapidamente un fattore chiave nelle scelte degli investitori. In particolare, l’attenzione è sempre più focalizzata su come buone credenziali da questo punto di vista possano mitigare il rischio e migliorare i rendimenti di lungo periodo”. Con riferimento alle emissioni obbligazionarie, questo significa comprendere come un più alto profilo sostenibile possa rendere le società più resilienti e meno vulnerabili all’abbassamento del rating creditizio o, ancor peggio, al default.

E’ probabile che nei prossimi mesi assisteremo a numerosi lanci di strumenti indicizzati obbligazionari ESG. Tuttavia, le società di gestione dovranno affrontare diverse sfide.

Quali criteri per i governativi?
La prima è relativa ai titoli governativi. Applicare i criteri ambientali, sociali e di governance in questo segmento è più complicato rispetto ai corporate bond, perché c’è una linea sottile tra una valutazione puramente ESG e lo sconfinamento nelle questioni politiche. “La maggior parte dei giudizi si basa su indicatori sociali e macroeconomici, come dati sul mercato del lavoro, standard educativi e mobilità sociale”, spiega il ricercatore di Morningstar. “Questo approccio, però, ha avuto più successo nelle aree emergenti rispetto a quelle sviluppate. Nel caso dei paesi industrializzati, l’applicazione di filtri ESG è più complicata”. Il caso statunitense è eclatante. L’amministrazione di Donald Trump non può essere certamente considerata green, ma quali sono le implicazioni di escludere il più grande mercato di obbligazioni governative al mondo da un portafoglio globale?

Pochi dati e analisi sulle Pmi
Una seconda sfida riguarda la mancanza di dati e di analisi sulle aziende di medio e piccola dimensione, che sono tipicamente quelle con merito creditizio più basso.

Come valutare i fondi sui green bond
Una terza sfida arriva dai fondi ad impatto, ossia quelli che mirano ad ottenere un risultato ambientale o sociale misurabile, accanto a quello finanziario, utilizzando soprattutto green e social bond. Non solo il numero di questi strumenti è molto basso, ma è difficile confrontarli con gli investimenti tradizionali, perché hanno caratteristiche del tutto peculiari. Per gli altri index fund sostenibili, invece, la ricerca Morningstar mostra un allineamento del profilo di rischio/rendimento rispetto ai prodotti dello stesso tipo non-ESG. Si tratta, tuttavia, di strategie molto giovani, in gran parte lanciate nell’ultimo triennio, per cui serviranno periodi di osservazione più lunghi per valutare l’incidenza dei criteri ambientali, sociali e di governance sui risultati complessivi.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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