Rischio ESG ed emergenza climatica

L’Eurozona è l’area in cui i rischi legati ai fattori ambientali, sociali e di governance sono più bassi se comparati con il resto del mondo. Ma i pericoli esistono se non si ridurranno drasticamente le emissioni. L’Ue spinge sull’acceleratore; la finanza deve fare la sua parte.

Sara Silano 05/12/2019 | 09:06

Emergenza climatica

Se mappiamo i rischi legati ai fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) degli indici azionari globali ne ricaviamo un quadro che conferma senza troppe sorprese i risultati del Morningstar Sustainability Atlas. L’Eurozona è leader nella sostenibilità, grazie soprattutto ai paesi nordici; mentre le aree emergenti sono in coda. L’Europa orientale, in particolare, è la regione più rischiosa, in gran parte a causa della Borsa russa, largamente esposta al settore energetico e delle materie prime. A livello di singolo Paese, il benchmark di Piazza Affari ha un livello di "pericolosità" medio (pari a 23,33 punti), superiore di poco a quelli di Francia, Germania e Spagna.

Emergenza climatica in Europa
L’impegno dell’Unione europea è stato ribadito recentemente sia dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel suo discorso al Parlamento europeo lo scorso 27 novembre, giorno in cui ha ottenuto la fiducia, sia dal Parlamento stesso che ha dichiarato l’emergenza climatica e chiesto uno sforzo per la riduzione a zero delle emissioni a effetto serra entro il 2050 (e un taglio del 55% entro il 2030). Il Parlamento ha anche esortato l’Ue a presentare alla COP25 (la conferenza sul clima promossa dalle Nazioni Unite, che si tiene dal 2 al 13 dicembre a Madrid) una strategia per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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