Chi punta Wall Street sceglie gli ETF

I fondi passivi quotati esposti all’equity a stelle e strisce attirano flussi sempre più importanti, a discapito dei concorrenti gestiti attivamente. I grandi indici sono storicamente difficili da battere, ma presentano anche inconvenienti. Sono 96 i replicanti disponibili per gli investitori italiani.

Valerio Baselli 18/11/2019 | 09:34

Malgrado le guerre tariffarie con l’estero e i rapporti non idilliaci che a Washington si profilano tra esecutivo e Congresso, l’economia Usa appare sempre più forte, con disoccupazione bassa, inflazione moderata e profitti in ascesa. Secondo le ultime stime del FOMC (Federal Open Market Committee) il Prodotto interno lordo degli Stati Uniti balzerà del 2,2% nel 2019 (in discesa rispetto al 3% del 2018) e del 2% nel 2020. Tale contesto di crescita renderebbe il ciclo di espansione iniziato nel 2009 il più lungo di sempre. Lato investimenti, Wall Street non si è fatta pregare per partecipare alla festa, con il Morningstar US Market TR Index balzato del 48% negli ultimi tre anni e del 30% da inizio anno (dati in euro al 12 novembre 2019).

Evoluzione dell’indice Morningstar US Market TR da inizio anno
 
Dati in euro al 12 novembre 2019. Fonte: Morningstar Direct.

A Wall Street il gestore attivo non è più di moda
Per quanto riguarda i flussi, prosegue la preferenza schiacciante che gli investitori in azioni Usa hanno verso la gestione passiva. La tabella sottostante mostra che in tutte le categorie azionarie Usa, nei primi nove mesi del 2019, gli strumenti passivi (ETF e fondi indicizzati tradizionali) hanno fatto meglio in termini di raccolta rispetto ai concorrenti attivi. Impressionanti in questo senso i quasi 14 miliardi di euro raccolti nel periodo dai replicanti azionari Usa large cap blend, contro i 7,8 miliardi persi dai fondi attivi della stessa categoria.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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