2019, l’anno pesante dell’auto

Il calo delle vendite, gli scandali emissioni e la corsa verso i veicoli elettrici stanno minando la fiducia del mercato nei titoli dei costruttori. Ma le valutazioni, dicono gli analisti di Morningstar, sono interessanti.

Marco Caprotti 13/06/2019 | 11:47

Il 2019 rischia di essere l’hannus orribilis per l’industria dell’auto e per chi ci ha investito. Gli elementi ci sono tutti: Carlos Goshn, la figura centrale dell’alleanza Renault-Nissan è in cella per evasione fiscale; le vendite in Europa e Cina scendono; gli scandali emissioni hanno minato la fiducia dei clienti verso i costruttori; i governi nei paesi sviluppati stanno spingendo verso l’auto elettrica costringendo le aziende del settore a costosi investimenti in prodotti eco-friendly; la guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina rischia di dare una spallata a un comparto legato a doppio filo alle esportazioni; la fusione fra Fca e Renault non si sa se partirà.

Come se tutto questo non bastasse c’è poi la questione Brexit che, al di là degli aspetti politici, rischia di avere ripercussioni anche sul settore delle quattroruote. “L’industria automotive UK è fortemente integrata con l’Unione europea, sia per la produzione di veicoli che di componenti”, spiega uno studio di Morningstar intitolato Brakes-It: Autos have substantial exposure in no-deal Brexit. “L’industria del commercio auto vede legami particolarmente forti fra il Regno Unito e la Germania, con la seconda che è la destinazione preferita per i veicoli e la componentistica del primo. Il Regno Unito, invece, è la seconda destinazione (dietro gli Usa) per i prodotti tedeschi. Il settore auto UK fa grandi affari anche con la Francia, l’Italia e la Spagna”.

Numeri in calo
A prescindere dai rischi Brexit, le cose nel Vecchio continente non vanno bene per le quattroruote. Gli ultimi numeri della European Automobile Manufacturers Association (l’associazione dei costruttori della regione) parlano di un calo delle vendite dello 0,4% ad aprile che segue il -3% circa registrato sia a marzo che a febbraio. L’anno, peraltro, è iniziato male con il -5% di gennaio.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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