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Etf a confronto: Azionari Area Euro Large Cap

Partendo dalle ricerche Morningstar, abbiamo analizzato i diversi replicanti dedicati al mercato dell’Eurozona, disponibili agli investitori italiani.

Valerio Baselli 10/06/2019 | 09:57

Guardando alle elezioni europee dal punto di vista dei mercati azionari si potrebbe dire “tanto rumore per nulla”. Né l’attesa pre-elettorale, né i risultati post-urne hanno portato a grandi movimenti dei listini della zona euro. Nelle ultime due settimane, infatti, l’indice Morningstar Eurozone NR è rimasto sostanzialmente invariato.

Evoluzione dell’indice Morningstar Eurozone NR da inizio anno

Indice Morningstar Eurozone da inizio anno

Dati in euro al 6 giugno 2019. Fonte: Morningstar Direct.

“Aver superato le elezioni, di per sé, dovrebbe rimuovere una fonte di incertezza. Tuttavia, il nostro punto di vista è che Brexit e le relazioni commerciali Usa-Cina rappresentino un rischio ancora forte per il sentiment in Europa: si tratta di due incertezze che non sono ancora state risolte”, si legge in una nota a cura di di Didier Borowski a Tristan Perrier, rispettivamente responsabile della ricerca macroeconomica e senior economist di Amundi. “Riteniamo ci siano ancora buone opportunità nei comparti più ciclici delle azioni europee. In particolare, le società più esposte all’economia domestica dovrebbero trarre beneficio da una stabilizzazione degli indicatori economici e da una potenziale ripresa nel secondo semestre”.

La ripresa economica, seppur non spettacolare, è stata in parte certificata dalla Banca centrale europea, almeno per l’anno in corso. Francoforte ha infatti rivisto al rialzo le stime sull’inflazione (1,3%) e la crescita economica della zona euro per il 2019 (all’1,2% contro il precedente 1,1%), mentre si prevede un ribasso per il 2020 (crescita Pil e inflazione a 1,4%, contro l’1,6% precedentemente annunciato).

La settimana scorsa, poi, la Bce ha comunicato la decisione, ampiamente prevista, di voler lasciare i tassi invariati fino almeno alla metà del 2020 (il tasso principale resta a zero, quello sui depositi a -0,40% e quelli sui rifinanziamenti marginali a 0,25%).

Delle decisioni, però, che non hanno soddisfatto a pieno gli operatori. “La Bce ha adottato un pacchetto di misure inadeguato. In particolare, il pricing del TLTRO-III - che dovrebbe iniziare a settembre - non è stato così generoso come previsto”, commenta in una nota Silvia Dall’Angelo, senior economist di Hermes Investment Management. “La recente inerzia della Bce di fronte all'aumento dei rischi di un quadro economico già fragile - non da ultimo a causa delle crescenti tensioni commerciali internazionali - ha probabilmente più a che fare con la mancanza di strumenti di politica monetaria piuttosto che con la compiacenza. Nonostante tutte le rassicurazioni sull’abbondanza degli strumenti a propria disposizione, la Bce ha poche munizioni per combattere la bassa inflazione”.  

Il presidentre Mario Draghi, tuttavia, ha lasciato le porte aperte a ulteriori mosse dovish (accomodanti) dichiarando nel corso della consueta conferenza stampa che “il consiglio direttivo è pronto e determinato ad agire e nella riunione odierna vari governatori hanno posto sul tavolo ipotesi come un nuovo taglio dei tassi, una ripresa del Qe o un’estensione più lunga della forward guidance”.

L’offerta italiana
Gli investitori italiani possono scegliere tra 45 Exchange traded fund registrati alla vendita nel nostro paese dedicati ai titoli azionari dell’Eurozona a grande capitalizzazione (il che non vuol dire che siano tutti quotati su Piazza Affari). Di seguito, i 12 coperti dalla ricerca qualitativa di Morningstar.

Offerta in Italia di ETF Eurozone large cap

Gli investitori passivi interessati a un’esposizione azionaria ponderata per la capitalizzazione di mercato dell’Eurozona hanno a loro disposizione una gamma di fondi piuttosto ristretta. Tra questi, il benchmark più seguito è l’Euro Stoxx 50, un indice molto concentrato ed esposto solo a società a grandissima capitalizzazione.

Il benchmark, infatti, include le principali 50 aziende con sede in 12 paesi dell’Unione monetaria europea, ponderate per la capitalizzazione di mercato aggiustata per il flottante. Nessun componente può pesare più del 10%. Il settore finanziario è quello più rappresentato (17%), seguito dai beni di consumo e dai titoli industriali (13%). Circa il 70% del portafoglio è dedicato a titoli tedeschi o francesi. Un altro 20% è composto da quelli italiani e spagnoli. Le principali posizioni sono Total, SAP e Sanofi, con il 3-6%.

In questo senso, l’Msci EMU Index offre un portafoglio ben più numeroso (240 titoli) ed eterogeneo. Stesso discorso per l’Euro Stoxx Index (300 componenti), il più ampio indice azionario dell’Eurozona. In generale, più l’indice di riferimento è diversificato, più sarà difficile per i gestori attivi batterlo.

A causa della sua concentrazione giant cap, aziende a grandissima capitalizzazione, e della conseguente mancanza di società più piccole con un maggiore potenziale in momenti di forte crescita economica, è poco probabile che l’ Euro Stoxx 50 superi i suoi concorrenti di categoria nel lungo periodo. I replicanti di questo benchmark, in compenso, si sono comportati meglio in tempi di ribassi e incertezza del mercato, quando gli investitori tendono a rifugiarsi nella “sicurezza” delle blue chips.

Da segnalare poi i due Etf strategic beta presenti in tabella, entrambi focalizzati sui titoli ad alto dividendo. Gli analisti di Morningstar giudicano positivamente lo SPDR S&P Euro Dividend Aristocrats UCITS ETF (Analyst rating pari a Bronze), mentre danno un giudizio neutrale sull’iShares Euro Dividend UCITS ETF EUR. La differenza principale sta nella diversificazione del benchmark replicato. Il primo, infatti, applica un limite del 5% ai singoli titoli e del 30% ai vari settori. Questa mancanza nel secondo, invece, può portare a forti distorsioni settoriali rispetto al mercato. Quando scoppiò la crisi finanziaria del 2008, ad esempio, il 55% degli asset dell’Euro Stoxx Select Dividend 30 Index era esposto ai titoli finanziari, contro circa il 20% dell’Msci EMU.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
iShares Euro Dividend ETF EUR Dist EUR22,35 EUR0,56
SPDR® S&P Euro Dividend Aristocrats ETF EUR24,24 EUR0,10

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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