La cedola passa anche per gli Etf

Cresce l’offerta di replicanti che prevedono un pagamento periodico. Occhio però a tracking error e trattamento fiscale. Ecco quelli che hanno lo yield più alto in Italia. 

Valerio Baselli 19/11/2018 | 09:19

Scombussolati dalle montagne russe del mercato, gli investitori subiscono più che mai il fascino della cedola. E gli Exchange traded fund, strumenti sempre più presenti nei portafogli, si adeguano. Su 1.288 replicanti disponibili su Borsa Italiana, ce ne sono 335 che staccano una cedola periodica, spaziando in 42 macro-categorie Morningstar. Di questi, 195 sono azionari e 136 obbligazionari, mentre i restanti quattro si dividono in: due monetari, un bilanciato e un alternativo. A livello di macro-categorie, la più rappresentata è quella dei fondi obbligazionari in dollari con 53 Etf, seguita dagli azionari Europa a grande capitalizzazione con 52 replicanti, dagli obbligazionari euro con 50 prodotti e dagli azionari Usa a grande capitalizzazione con 33 Etf.

L’incasso ricorrente di una somma, seppur contenuta, è sovente visto dagli investitori come un modo semplice e automatico per fare piccole prese di beneficio sull’investimento effettuato. Anche dal punto di vista psicologico ha una sua importanza. Per i fondi passivi quotati la politica di distribuzione o meno della cedola viene decisa dall’emittente che la indica nel prospetto informativo. I dividendi vengono pagati almeno una volta l’anno, con cadenza che diventa semestrale o anche trimestrale soprattutto per gli Etf obbligazionari. 

Cash drag e fisco, l’altra faccia della medaglia
Ma attenzione, se da un lato è piacevole mettersi in tasca una cedola, dall’altro occorre essere consapevoli che questa pratica potrebbe avere un effetto negativo sul tracking error del replicante. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli Etf che pagano i dividendi, non reinvestendo i proventi dei titoli nel fondo stesso, mantengono tali guadagni sotto forma di liquidità fino alla data di stacco prevista. Questa pratica (chiamata cash drag) può potenzialmente creare una differenza negativa tra i rendimenti dell’Etf e del benchmark, durante le fasi di mercato rialzista, visto che i dividendi non vengono reinvestiti nel fondo. Vale però anche il contrario.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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