Generazione Z, tra progresso e diffidenza

I ragazzi tra i 12 e i 18 anni sono a loro agio con la tecnologia, eppure due su tre preferiscono comprare in negozio piuttosto che online. Hanno la cultura del risparmio e il salvadanaio batte di gran lunga il conto corrente. L’educazione finanziaria si limita al singolo acquisto e viene quasi sempre dalla famiglia.

Valerio Baselli 18/09/2018 | 09:52
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I giovani sono al passo coi tempi, certo, ma su di loro si riflettono inevitabilmente le caratteristiche dell’ambiente in cui crescono. Gli adolescenti italiani, ad esempio, preferiscono i contanti al conto corrente e diffidano degli acquisti online effettuati con la carta di credito. In Italia, infatti, solo il 35% dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni (la cosiddetta “generazione Z”) è titolare di un conto bancario o postale, un livello ben inferiore al 56% della media Ocse.

Questo è solo uno dei tanti spunti al centro del recente studio I giovani e il rapporto con il denaro: dati, riflessioni e visioni per una nuova educazione finanziaria, condotto da Fondazione per l’educazione finanziaria e DoxaKids, con il contributo di American Express e PayPal. 

Sì alla tecnologia, con qualche diffidenza
Viviamo in un mondo nel quale l’evoluzione tecnologica sta cambiando radicalmente il nostro rapporto con il denaro, un rapporto sempre più dematerializzato grazie ai sistemi di pagamento digitali. Se da una parte queste innovazioni presentano indubbiamente degli aspetti positivi, dall’altra la nuova relazione con i soldi presenta anche alcune incognite, soprattutto per le fasce d’età più giovani, che inevitabilmente si troveranno in futuro a gestire sempre più la moneta dematerializzata e dovranno imparare a comprenderne a fondo opportunità e rischi.

Stando ai dati DoxaKids, la maggior parte dei ragazzi possiede qualche risparmio (87% del totale), principalmente proveniente da regali in occasioni del compleanno o delle festività, in cambio di buoni risultati scolastici, oppure, più in generale, se si comportano bene. Circa la metà di loro (47%) ha poi una paghetta fissa.

Altro capitolo interessante: gli acquisti online. Nonostante i ragazzi della generazione Z passino in media più di cinque ore al giorno su Internet (principalmente per inviare messaggi e chattare con gli amici), solo un intervistato su tre li preferisce ai negozi fisici. E in moltissimi hanno dubbi circa la sicurezza dei pagamenti digitali. “Dalle domande volte ad indagare percezione, atteggiamento e fiducia nelle banconote e nelle carte, emerge come in Italia siano frequenti i pregiudizi dei ragazzi circa l’utilizzo delle carte di credito”, dichiara Cristina Liverani, responsabile della ricerca di Doxa. “A trasmetterli sono i genitori”.

Educazione finanziaria, la scuola latita
A insegnare qual è il valore del denaro e come usarlo è la famiglia (91%). Il problema è che troppo spesso nell’educazione finanziaria delle giovani generazioni prevale un approccio cosiddetto “all'occorrenza”, che proviene per lo più in caso di specifiche circostanze, come una determinata spesa. Temi come il risparmio (31%), l'educazione agli acquisti online (20%) o la comprensione delle carte di credito (20%) vengono discussi poco a casa. La scuola contribuisce al 12%. Il resto arriva dal gruppo dei pari, fratelli e amici.

“Spesso le preoccupazioni economiche legate alla crisi dettano ai genitori l’agenda educativa per i figli, concentrata sul brevissimo termine - dichiara Giovanna Boccio Robutti, direttore generale della Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio - e meno su pianificazione delle spese, risparmio e guadagno, concetti che rientrano nel medio e lungo periodo”.

Insomma, una cosa appare certa: se è vero che l’educazione finanziaria e al risparmio in Italia è oggi un oggetto quasi sconosciuto, anche le banche dovranno fare la loro parte se non vogliono in futuro rischiare di perdere il loro ruolo a scapito di marchi ben più conosciuti dai giovani come Google o Amazon, che saranno sempre più attivi nel settore del risparmio e dei pagamenti. Clicca qui per leggere l’articolo Parlare di soldi ai figli, alcune regole.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.