L’hi-tech europeo sembra un po’ americano

Le società innovative del Vecchio continente vengono sempre più spesso analizzate con i parametri che di solito si usano per le big Usa. L’obiettivo è capire chi siano i campioni e quanto spazio abbiano ancora per correre.

Marco Caprotti 02/08/2018 | 09:37

Qui manca qualcosa come Fecebook e non c’è niente di paragonabile ad Amazon o Netflix. Tuttavia anche in Europa si possono trovare società tecnologiche che possono dare soddisfazione agli azionisti. Tra l’altro evitando eventuali problemi che potrebbero derivare dalla guerra sui dazi scatenata dall’amministrazione Trump e che rischiano di rendere la vita difficile ai colossi Usa nei loro rapporti con le altre economie mondiali. “In Europa sono nate alcune società che sono state in grado di cambiare il segmento nel quale lavorano”, spiega David Brenchley, analista di Morningstar. “Si pensi a Spotify per la musica o Delivery Hero per la consegna di cibo a domicilio”.

Il problema, da questa come dall’altra parte dell’Atlantico, sono le valutazioni che, dopo anni di corsa, sono ormai considerate troppo care. “Alcuni gestori, tuttavia, hanno inziato a guardare le aziende tech europee anche sotto altri aspetti per scoprire se hanno potenzialità per crescere ancora. Si chiedono quanto sia grande il loro mercato, quale grado di penetrazione abbiano raggiunto nel loro determinato segmento e quanto sia bravo il management. E’ la cornice nella quale vengono analizzati i cosiddetti disruptor americani e che ottengono il punteggio massimo per ogni voce. Un sistema di analisi simile adesso viene utilizzato per le società tech europee”.

Chi ha l’hi-tech d’Europa
Per muoversi nel segmento tecnologico europeo ci sono due strade. Una è quella di affidarsi ai fondi che investono sui titoli growth della regione. Schroder ISF Eurp Spec Sits B Acc EUR (Silver) fra gli strumenti della categoria Europe large cap growth è quello il cui portafoglio ha un’esposizione superiore al 31% all’hi-tech. “Il processo di investimento si concentra principalmente nel trovare società con potenziali di crescita e che, secondo il gestore, possono mantenere questa crescita più a lungo di quanto prevede il resto del mercato”, spiega Samuela Meakin, fund analyst di Morningstar in un report del 17 luglio 2018.  “La ricerca della qualità prevede di andare a caccia di società che abbiano una forte posizione in segmenti di nicchia dove abbiano il controllo dei prezzi e con un focus sull’innovazione. Il gestore valuta il business model, i driver della crescita, le dinamiche del segmento, la qualità del management e il prezzo in Borsa. Viene studiata anche la sostenibilità dei flussi di cassa e dei rendimenti. Il gestore può anche mettere in portafoglio titoli di aziende in via di ristrutturazione”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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