Sei mesi con Mifid II

Come è stata implementata la nuova direttiva entrata in vigore a gennaio, quali sono i problemi emersi e quali potrebbero essere i prossimi sviluppi.

Marco Caprotti 19/07/2018 | 10:19
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Sei mesi non bastano per dire se la direttiva Mifid II stia riuscendo veramente nel suo intento di dare una maggiore tutela ai risparmiatori rispetto alla versione precedente. Sono sufficienti, tuttavia, per tracciare un bilancio di massima su come sta cambiando il settore del risparmio gestito (un capitolo a parte è quello del trading nel quale la normativa, per ora con scarso successo, cerca di spostare tutte le contrattazioni, comprese quelle sui dark pool, sui cosiddetti Lit exchange dove prezzi e movimenti sono visibili da tutti).

Innanzitutto va detto che la normativa non è un qualcosa di statico ma è un work in progress. L’Esma (l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati che dal 2011 per conto dell’Ue vigila sui mercati) ha da poco comunicato che, proprio con riferimento a Mifid II, vuole approfondire alcune questioni per apportare eventuali correttivi. Fra queste ci sono, per citarne alcune, la best execution, la  registrazione di conversazioni e comunicazioni elettroniche, le registrazioni post vendita e la tenuta dei registri (record keeping).

Occhio alla ricerca
Fra gli elementi che l’Esma ha detto di voler chiarire – e di una certa rilevanza per le tasche dei rispamiatori - c’è quello relativo alla ricerca. L’argomento è delicato. Alcune società di gestione hanno team interni che se ne occupano, mentre altre la acquistano da uffici studi esterni. In un caso e nell’altro si tratta di investimenti rilevanti. Mifid II obbliga gli asset manager a evidenziare il costo della ricerca in una contabilità separata (il cosiddetto unbundling) in modo che sia trasparente e non si trasformi in una commissione nascosta, peraltro a fronte di una spesa ridotta da parte della società di gestione che, a volte, riceve la ricerca come benefit dalle banche con cui ha rapporti di lavoro, ad esempio, per il trading. Molte società di gestione, comunque, hanno deciso di assorbire il costo di questa voce in modo che non venga scaricato sugli investitori retail.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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