Chi ha paura dei dazi di Trump?

L’innalzamento delle tariffe per l’importazione di acciaio e alluminio deciso dalla Casa Bianca potrebbe fare bene alle aziende siderurgiche Usa, ma rischia di complicare la vita ad alcuni settori che vendono all’estero. 

Marco Caprotti 13/03/2018 | 15:03

E’ ancora presto per parlare di guerra commerciale. Ma la decisione del presidente americano, Donald Trump, di firmare gli annunci ufficiali di introduzione di tariffe del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio (l’entrata in vigore è prevista per settimana prossima, ma poi ci saranno altri 60 giorni per aggiustare il tiro) qualche tensione sui mercati la sta creando. Sono state previste esenzioni per Canada e Messico (che hanno le maggiori quote di importazione di acciaio) a condizione che si facciano passi avanti nella rinegoziazione del Nafta (l’accordo nordamericano per il libero scambio che l’amministrazione Usa vorrebbe rivedere). Anche l’Australia potrebbe essere esclusa dalle tariffe e Trump ha esortato gli altri partner commerciali ad avanzare eventuali richieste di esenzione.

Al momento c’è quindi una notevole confusione sul perimetro delle tariffe, sia per paesi che per prodotto. E mentre il governo americano si spacca sui dazi (ci sono state anche le dimissioni di Gary Cohn, consigliere economico di Trump), l’Unione europea si prepara a rappresaglie. L’Ue potrebbe rispondere con contro-dazi del 25% su beni importati dagli Usa che vanno dalle motociclette, al whisky e ai jeans. Anche altri paesi stanno preparando controffensive: il Canada per esempio ha già detto che “dazi Usa non sarebbero utili” ai fini della negoziazione sulla revisione del Nafta.

Il mercato, comunque, da mesi era pronto a una decisione del genere. L’indice Morningstar Metals nel 2017 (in dollari) ha guadagnato il 13,3%.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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