Fondi passivi, i migliori e i peggiori del 2017

Palladio, mercati emergenti e small cap europee sono state le scommesse vincenti dell’anno passato. Male il gas naturale, le obbligazioni in dollari e la volatilità. 

Valerio Baselli 08/01/2018 | 10:03

Se il 2016 è stato caratterizzato dall’instabilità politica (Brexit, vittoria di Donald Trump negli Usa e in ultimo il referendum italiano), il 2017 è stato l’anno dei record, con le Borse mondiali che hanno superato nel mese di dicembre i 100 mila miliardi di dollari di capitalizzazione, un livello mai visto prima. Le Borse globali hanno chiuso l’anno con una valutazione di circa 32 mila miliardi di dollari superiore a quella di gennaio scorso.

Dietro questa tendenza ci sono in particolare due motivi: da una parte l’effetto Trump alla Casa Bianca, con la promessa (mantenuta) di un’enorme riforma fiscale molto ben vista da Wall Street; dall’altra il livello dei tassi d’interesse che resta bassissimo e l’intervento delle banche centrali con la loro liquidità. Clicca qui per guardare il video La “goldilocks economy” è positiva.

La fotografia annuale dell’industria europea dei fondi passivi (Exchange traded product - Etp - e fondi non quotati) conferma anche un’altra tendenza vista durante l’anno passato: la bassa volatilità (clicca qui per leggere l’articolo La volatilità perduta). Non a caso, il peggior replicante dell’anno è proprio dedicato a un indice che misura la volatilità. Inoltre, tra i fondi passivi che hanno reso di più troviamo solo materie prime e prodotti azionari, mentre tra quelli che hanno perso, c’è un solo fondo azionario, esposto al mercato russo.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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