La carica dei replicanti alternativi

Su Borsa Italiana ci sono oltre 330 Etp che danno esposizione a classi di attivi che possono essere considerate non tradizionali: dal real estate alle materie prime, dalla volatilità alle valute, fino all’arbitraggio.

Valerio Baselli 20/11/2017 | 09:28
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Una volta, gli investimenti alternativi erano riservati agli operatori istituzionali e ai retail ricchissimi, clienti degli uffici di private equity. Oggi, invece, la storia è cambiata. Oltre agli hedge fund e ai fondi comuni non tradizionali, infatti, gli investitori (tutti, dai singoli privati, ai gestori professionisti, ai fondi pensione) possono contare su oltre 330 Exchange traded product (Etp) quotati su Borsa Italiana, da acquistare e rivendere in tutta semplicità. Se si escludono i prodotti strutturati, cioè quelli a leva finanziaria e quelli short (a replica inversa), il bacino scende a poco più di un centinaio di prodotti.

La democratizzazione di questa tipologia di strumenti, tuttavia, comporta un crescente bisogno di educazione finanziaria e di maggiore attenzione nel loro utilizzo. Se infatti basta un click col proprio mouse per aggiungere uno di questi fondi passivi al portafoglio, è bene ricordare che gli investimenti alternativi presentano un grado di complessità superiore alla media, soprattutto quando si ha a che fare con prodotti strutturati.

In generale, possiamo considerare come alternativi quegli investimenti le cui caratteristiche tecniche e gestionali sono diverse dalle esposizioni tradizionali quali liquidità, azioni e obbligazioni. Sono di norma più adatti a ricoprire un ruolo marginale in portafoglio, non seguono un benchmark, hanno un elevato potenziale di rendimento e, quindi, di rischio. Essendo caratterizzati da una modesta correlazione con i mercati azionari e obbligazionari, gli investimenti alternativi possono essere una buona strada per diversificare il portafoglio.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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