Titoli periferici, quale mercato post-Qe

Le emissioni governative in euro con più bassa qualità del credito sono più vulnerabili agli stress di mercato. Gli Exchange traded fund con focus su questa asset class devono metterlo in conto quando la Banca centrale europea ridurrà gli stimoli monetari.

Sara Silano 10/11/2017 | 14:45

Nella riunione di ottobre, la Banca centrale europea ha confermato il piano per ridurre gli acquisti di titoli a partire da gennaio 2018. In sostanza, l’istituto di Francoforte si muove nella direzione di un, seppur graduale, ritorno verso la normalità dopo i forti stimoli monetari degli ultimi anni (Quantitative easing, Qe). I mercati obbligazionari hanno finora reagito in modo composto, dal momento che l’annuncio era largamente atteso, ma cosa accadrà in futuro?

Indipendentemente dall’impatto sui rendimenti dei titoli di Stato, la questione chiave per gli investitori sarà capire se il mercato dei governativi post-Qe sarà caratterizzato dalla quasi perfetta sostituibilità tra le diverse emissioni. A dirlo è Jose Garcia-Zarate, associate director della ricerca sulle strategie passive di Morningstar. Prima del 2011, gli operatori ne erano convinti, ma poi c’è stata la crisi del debito periferico, che ha dimostrato una realtà diversa.

Il rischio di credito nei governativi
Ignorare il rischio di credito, ossia che un’obbligazione possa fallire, non permette di fare proiezioni sul comportamento futuro degli indici specializzati sui titoli governativi e, di conseguenza, sugli Exchange traded fund (Etf) che li replicano. Soprattutto su quelli con focus sul debito periferico, che hanno un profilo di rischio superiore agli strumenti che investono in titoli core, come i Bund tedeschi. In pratica, dunque, sono più vulnerabili a situazione di stress di mercato.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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