Fondi pensione, l’importanza dei costi

I comparti di previdenza integrativa presentano profili commissionali molto diversi a seconda della loro tipologia e della politica d’investimento. Più il periodo di detenzione è lungo, più i costi diminuiscono.

Valerio Baselli 10/02/2017 | 10:54

Se è vero che i costi sono tra i fattori che di più incidono sui rendimenti finali di un investimento a lungo termine, è altrettanto vero che ci sono pochi investimenti con un orizzonte temporale più lungo di quelli fatti in ottica previdenziale. Partendo da questi due assunti si capisce perché le commissioni degli strumenti del secondo pilastro sono particolarmente importanti.

I costi possono avere un impatto rilevante sulla posizione accumulata dall’iscritto. Ad esempio, ipotizzando che su un periodo di 35 anni la pensione complementare che si può ottenere aderendo a un fondo negoziale sia pari a 5.000 euro all’anno, i costi medi più elevati dei fondi aperti e dei Pip si traducono, a parità di altre condizioni, in una prestazione finale assai inferiore e, rispettivamente, pari a circa 4.200 e 3.900 euro.

Anche osservando le tipologie di comparto e confrontando l’onerosità delle diverse forme pensionistiche, i fondi pensione negoziali si confermano particolarmente competitivi. Secondo i dati della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, l’Isc (Indicatore sintetico dei costi) medio si attesta all’1,1% su due anni di partecipazione per scendere allo 0,3% su 35 anni. Sui medesimi orizzonti temporali, l’Isc passa dal 2,3% all’1,2% nei fondi aperti e dal 3,8% all’1,8% nei Pip ((Piani individuali pensionistici).

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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