Europa stretta fra Brexit e altri guai

Le categorie di fondi dedicate alla regione sono cresciute nell’ultimo mese, ma non abbastanza. Resta la cautela di imprese e famiglie alla luce delle incertezze di una possibile uscita del Regno Unito dall’Ue e di una situazione macro delicata. 

Marco Caprotti 01/06/2016 | 11:05

Troppe incognite si aggirano per l’Europa. E gli investitori non riescono ad estrarre tutto il valore che vorrebbero dai loro asset. E’ vero che i fondi raccolti nelle diverse categorie Morningstar dedicate al Vecchio continente nell’ultimo mese (fino al 30 maggio e calcolate in euro) hanno avuto tutti andamenti positivi (dall’1,95% dell’Azionario Europa ex UK large cap al +3,1% dell’Azionario Eurozona small cap). Ma la performance di ogni segmento da inizio anno resta negativa e la strada per recuperare dai massimi degli ultimi tre (toccati in vari periodi dell’anno scorso) sembra ancora lunga.

Certo, il Pil della zona euro è salito dello 0,5% durante il primo trimestre. Anche nell'area dei 28 ha registrato un progresso dello 0,5% rispetto al trimestre precedente. Nel quarto trimestre 2015 la crescita era stata dello 0,3% nella zona euro e dello 0,4% nell'area dei 28. Su base annua, il Pil ha registrato un progresso dell'1,5% nell'area euro e dell'1,7% nell'EU28, dopo il +1,6% e +1,8% dell'ultimo trimestre del 2015. “Nonostante la situazione di miglioramento, sia le aziende che i consumatori si muovono con estrema cautela, in attesa di qualche evento che potrebbe far deragliare la congiuntura. Potrebbe trattarsi della Brexit o di un altro attentato terroristico”, spiega Robert Johnson, responsabile dell’analisi economica di Morningstar. “Per questo motivo l’umore che abbiamo avvertito fra i gestori che operano nella regione non è dei migliori”.

Congiuntura in chiaroscuro
Va anche detto che non tutti i dati sono positivi come quello del Pil. A marzo, ad esempio, la produzione industriale dell'Eurozona è scesa dello 0,8% rispetto al mese precedente e salita dello 0,2% rispetto a marzo dell'anno scorso. Nell'Europa a 28 la produzione è diminuita dello 0,5% rispetto al mese precedente ed è aumentata dello 0,3% su anno. Il declino della produzione industriale a livello congiunturale nell'Eurozona e nell'Europa a 28 è dovuto soprattutto alla produzione di beni non durevoli (rispettivamente -1,9% e -1,4% su mese). Tra gli Stati membri i cali più ampi hanno riguardato l'Irlanda (-11,2%), la Lituania (-3,5%) e l'Estonia (-3,3%). A registrare l'incremento maggiore è stata invece la Croazia (+5%).

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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