Delusione fa rima con Bce

Nell’ultimo mese i mercati europei sono scesi. Colpa anche della Banca centrale che, dicono gli operatori, non ha mantenuto la promessa di potenziare il Qe. I gestori, intanto, sono riusciti a tenere la rotta. 

Marco Caprotti 09/12/2015 | 15:11

Stavolta l’effetto Draghi non è piaciuto ai mercati. L’ultimo intervento della Bce per cercare di dare una mano all’economia è stato accolto male dagli investitori (che si aspettavano qualcosa di più) ed è stato determinante a far segnare all’indice Msci della regione un calo del 3,86% in un mese (fino all’8 dicembre e calcolato in euro). In questa situazione i gestori si sono comportati bene. I fondi delle diverse categorie Morningstar dedicate all’Europa nel suo complesso, infatti, sono riusciti a portare a casa una performance positiva.

La mossa di Draghi
I mercati davano per scontato un taglio più ampio del tasso sui depositi overnight delle banche presso la stessa Bce (-10 punti base, nella parte bassa delle attese) e un rafforzamento del piano di Quantitative easing (allentamento monetario). Il Qe2 è rimasto però solo nelle attese. Il piano è stato prorogato al marzo 2017, sei mesi in più rispetto alla scadenza prevista del settembre 2016, mentre il volume degli acquisti mensili di bond è invariato a 60 miliardi di euro. Annunciato nel gennaio di quest'anno e partito in marzo, il bazooka della Bce (come viene anche chiamato) ha portato a oggi ad acquisti di titoli pubblici e privati dell'area dell'euro per 540 miliardi. La proroga a marzo 2017 farà salire il volume totale a 1.500 miliardi dai 1.140 miliardi iniziali. Gli analisti sono concordi nel dire che la Bce non è riuscita a concretizzare le speranze che aveva creato con le numerose dichiarazioni e gli interventi pubblici dello stesso Draghi e di altri consiglieri nelle ultime settimane. In passato, tra l’altro l’Eurotower aveva sorpreso i mercati con decisioni più audaci del previsto. Da qui la delusione. Tra le altre misure decise dalla Banca centrale, ci sono l'ampliamento della gamma di attività finanziarie acquistabili (come le emissioni di governi regionali e locali dell'Eurozona con i Laender tedeschi in prima fila), le aste di rifinanziamento settimanali e a tre mesi che continueranno con volume illimitato e tasso fisso per tutto il 2017 e il reinvestimento alla scadenza dei proventi dai pagamenti dei bond acquistati con il Qe nel piano stesso. Per un mercato che si aspettava una proroga ma anche un aumento del volume mensile di acquisti compreso tra 10 e 15 miliardi e un taglio del tasso sui depositi che veniva stimato al massimo in 30 punti base (a -0,40%) non è stato abbastanza.

Draghi, da parte sua, ha ribadito più volte che la Bce continuerà a seguire con molta attenzione la traiettoria dei prezzi, impegnandosi a usare, se necessario, tutti gli strumenti a sua disposizione entro i limiti del suo mandato e che “ricalibrerà” la propria politica monetaria se dovessero emergere nuovi rischi esterni che minaccino il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine: un’inflazione annua vicina ma inferiore al 2%. I numeri per ora dicono che l'obiettivo è lontanissimo con un tasso che in novembre si è attestato allo 0,1% (invariato da ottobre). Le stime di inflazione diffuse dalla Bce sono state limate al ribasso per il 2016 (da 1,1% a 1%) e il 2017 (da 1,7% a 1,6%) mentre è invariata a 0,1% quella per quest'anno. Le previsioni di crescita sono state marginalmente rivedute al rialzo per quest'anno (da 1,4% a 1,5%) e il 2017 (da 1,8% a 1,9%) e confermate per il 2016 (all'1,7%).

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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