L’India che piace a Zio Paperone

Il paese si prepara a lanciare una moneta d’oro e altre iniziative per costringere i cittadini a usare il metallo giallo. In questo modo spera di sostenere una crescita che potrebbe avere i piedi d’argilla. 

Marco Caprotti 14/10/2015 | 16:05
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L’India entrerà nella lista dei desideri di Zio Paperone, oltre che degli investitori che ancora non ce l’hanno in portafoglio? Il ricco avaro di Paperopoli, presto potrebbe aprire le porte del suo deposito per custodire, insieme ai talleri e ai dobloni d’oro, le monete in metallo giallo che la zecca di Mumbai si prepara a coniare. La nuova divisa, su cui sarà riportato il simbolo dell’Ashora Chakra presente anche sulla bandiera nazionale, dovrebbe entrare in circolazione l’11 novembre, in occasione delle celebrazioni per la Festa d’Autunno.

L’oro in casa
L’obiettivo di questa emissione, secondo la spiegazione data dal ministro indiano delle finanze, Arun Jaitley, “è quello di ridurre la domanda di moneta stampata fuori dall’India e far circolare di più il metallo giallo nel paese”. In questo modo il governo conta di aumentare i consumi interni dando un ulteriore stimolo a una congiuntura che, quest’anno, dovrebbe crescere a ritmi superiori anche a quelli della Cina. Ma perché c’è bisogno di aumentare l’uso dell’oro in una nazione dove la domanda è già da record? Il problema è nell’atteggiamento degli indiani, che ricorda molto quello del finanziere col cilindro inventato da Walt Disney. Anche loro, infatti, si fidano poco delle banche e preferiscono tenere in casa il metallo giallo per far fronte alle eventuali difficoltà finanziarie. Delle 900 tonnellate che sbarcheranno nel corso dell’intero 2015, solo il 10% arriverà sotto forma di lingotto. Il resto sarà composto da oggetti preziosi che saranno scambiati come regali. Secondo le analisi del World Gold Council, il 50% di quello che gli indiani spendono per i matrimoni ogni anno (e si parla di 20 milioni di celebrazioni) va in oggetti d’oro. “Le nostre previsioni parlano di un prezzo per il metallo giallo di 1.283 dollari l’oncia”, spiega Kristoffer Inton, analista di Morningstar. “Questa stima di lungo periodo presuppone, fra le altre cose, un aumento della richiesta da parte dell’India, alimentata da una crescita dei redditi personali”.

Non solo monete
Ma i programmi indiani riguardo all’oro vanno oltre il conio di una moneta. Uno di questi riguarda il cosiddetto gold bond, un obbligazione che non sarà garantita dall’oro fisico, ma direttamente dalla Reserve Bank (l’istituto centrale) nei cui caveaux sono presenti 557 tonnellate di metallo giallo. Poi c’è il programma chiamato di “monetizzazione dell’oro” che dovrebbe spingere i privati (e i templi, dove il materiale è molto presente) a depositare parte delle loro riserve in conti ad hoc in cambio di un interesse del 2%. In tutti questi casi le barriere da superare sono anche di tipo affettivo. Molti degli oggetti d’oro che gli indiani posseggono sono frutto di eredità e non si sa quanti sarebbero disposti a rinunciare a una parte delle loro radici in cambio di pezzi di carta.

Occhio alla stagnazione
Ma ha davvero bisogno di questa rivoluzione culturale uno stato con un’economia che, secondo la Banca mondiale, somiglia molto a quello della Cina del boom del 2001, in particolare per quanto riguarda i dati su Pil e le esportazioni?

Andamento dell'indice Msci India da inizio anno

 

Msci India

Grafico costruito in base a un ipotetico investimento di 10k euro effettuato a gennaio 2015
Fonte: Morningstar Direct

L’impressione è che il secondo colosso emergente abbia bisogno di tutto l’aiuto possibile per continuare a cavalcare l’onda. “In India, dopo un periodo di debolezza, la crescita ha iniziato ad accelerare sotto la spinta del governo di Modi, ma la sostenibilità di questo trend rialzista dipenderà in gran parte dalla gestione di uno dei principali problemi strutturali dell'India legato all'attività manifatturiera”, spiega uno studio firmato da Kenneth Akintewe, gestore nel reddito fisso asiatico di Aberdeen AM. “Nel 2013 l'industria manifatturiera indiana rappresentava solo il 13% del Pil, un dato che risulta particolarmente ridotto, soprattutto se confrontato con il 32% della Cina. L'obiettivo del governo di Modi è di portarlo al 25% del Pil entro il 2025. Qualora Modi non dovesse riuscire ad affrontare i problemi manifatturieri e infrastrutturali del paese, la stagnazione dell'India sarebbe inevitabile”. 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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