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Come ti ingrasso l’indice (emerging)

Msci includerà nel paniere dedicato ai paesi in via di sviluppo anche Cina e Arabia Saudita. Occhio alle valutazioni. 

Marco Caprotti 01/07/2015 | 10:31
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Rivoluzione in vista per chi investe nei mercati emergenti: a partire da maggio 2017, Msci inserirà le azioni cinesi di classe A nel suo indice dedicato ai paesi in via di sviluppo (Msci EM) . Il restyling del benchmark più utilizzato da chi opera negli emerging, tra l’altro, non si fermerà qui visto che, in futuro, includerà anche il mercato azionario dell’Arabia Saudita.

La Cina in Borsa
Per comprendere la portata di questa trasformazione bisogna prima di tutto dare uno sguardo alla topografia del segmento equity del Regno di mezzo. Le aziende di grandi dimensioni del paese sono divise in tre gruppi: quelle quotate a livello locale con azioni chiamate di tipo A; quelle presenti sulla Borsa di Hong Kong contrassegnate dalla lettera H; quelle sui listini di New York attraverso gli American Depositary Receipts (Adr). Gli investitori stranieri interessati alla Cina fino a poco tempo fa potevano rivolgersi soltanto agli ultimi due mercati. A novembre dell’anno scorso, però, è stato avviato un progetto per aprire agli stranieri, tramite Hong Kong, anche i mercati di Shanghai (collegamento già operativo) e Shenzen (entro la fine dell’anno). Questi sforzi per facilitare gli investimenti cross border si aggiungono al programma Qualified Foreing Institutional Investor (Qfii) che, a partire dal 2002, ha permesso l’operatività sulle azioni di classe A ad alcuni operatori selezionati. Gli investimenti in base a questo programma, tuttavia, vengono ripartiti per quote regolate sui flussi di trading. Che è poi il motivo per cui non ha mai avuto un grande successo.

Poco peso, prezzi alti
Ma è anche la ragione per cui Msci ha sempre avuto il problema di dare con i suoi indici una fotografia affidabile del mercato cinese. Basta andare a vedere il paniere All Country World dove il Paese del drago, nonostante equivalga al 15% del Pil mondiale, pesa solo per il 3%. Ma prima di dare un'istantanea più aggiornata di quel mercato asiatico, Msci vuole essere sicura che ci siano sufficienti azioni di tipo A. Per questo potrebbe decidere di allentare i cosiddetti “criteri di inclusione” permettendo l’inserimento nel paniere anche di azioni che non sono delle blue chip.

Per quanto riguarda le valutazioni, il segmento delle azioni A è abbastanza costoso. In un anno (da maggio 2014) l’indice Msci China A ha guadagnato il 136% (e tratta a quasi 19 volte gli utili contro 11,7 del paniere dedicato agli emerging). “Il fatto sorprendente è che i titoli quotati con il sistema dual listing (che hanno sia azioni A sia H) vengono trattati con un  premio maggiore rispetto a quelli riservati ai soli cinesi”, spiega uno studio firmato da Ryan Myers, analista di Causeway Capital Management.

La cautela, comunque, sarà d’obbligo. “le prospettive del comparto A-Share sono incoraggianti, soprattutto considerando gli ottimi flussi di cassa disponibili e i buoni rendimenti associati a questi titoli”, spiega una nota di Jing Ning, Gestore di FF China Focus Fund. “Tuttavia la corsa al rialzo delle azioni A è stata spesso contrassegnata da grandi oscillazioni quotidiane. Ciò è legato al fatto che oltre l'80% del volume giornaliero di contrattazioni delle A-Share deriva dagli investitori privati, molti dei quali stanno investendo per la prima volta. Pertanto per trovare valore in questo segmento occorre guardare dove gli altri non sono ancora arrivati, trovando azioni e settori che offrono opportunità concrete di valore e crescita nel medio e lungo periodo”.

Arrivano gli arabi
Msci, intanto, si prepara ad accogliere anche l’Arabia Saudita che, dal 15 giugno, ha aperto il suo stock exchange agli investitori esteri. La decisione del Regno va nella direzione di diversificare l’economia del paese al di là del petrolio nel tentativo di attrarre nuovi investimenti stranieri e aumentare i posti di lavoro. La capitalizzazione del mercato è di circa 500 miliardi di dollari (superiore a quella totale delle altre Borse del Golfo). Msci ha intenzione di aggiungere i titoli arabi a partire dal 2017, dando al paese un peso simile a quello della Russia o del Brasile. Il processo di inclusione, tuttavia, avverrà gradualmente, partendo da una posizione simile a quella di Turchia e Polonia (1,5%). 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.