Il dollaro forte lima il dividendo

L'apprezzamento del biglietto verde, spiegano gli analisti, costringerà le aziende Usa con business globali ad abbassare le cedole per far tornare i conti. Le alternative ci sono, ma vanno scelte facendo attenzione alle valutazioni. 

Marco Caprotti 03/02/2015 | 14:41

Mentre l’America festeggia il rafforzamento della sua economia, c’è chi suda freddo. In particolare, a preoccuparsi sono gli azionisti della società Usa abituati a generosi dividendi che, dicono gli analisti, con il rafforzamento della moneta yankee vedranno le loro cedole impoverirsi. La fotografia scattata stamattina sul mercato del foreign exchange mostra un biglietto verde sempre in forma nei confronti delle principali divise. L’euro è salito a 1,1346 dollari da 1,1285 della precedente seduta. La valuta americana ha guadagnato contro quella giapponese: il cambio è passato a 117,68 yen da 117,41 yen di venerdì. Il franco svizzero è sceso sui minimi di due settimane contro dollaro (ed euro). Restando al cambio fra moneta unica e biglietto verde, a dicembre Goldman Sachs stimava entro fine 2015 un livello di cambio tra le due principali divise del mondo a quota 1,15. Morgan Stanley parlava di 1,12. 

Un circolo virtuoso o vizioso?
Lo stato di salute della moneta americana è diretta conseguenza del miglioramento del Pil americano (che si aggira intorno al 2%) e dell’indebolimento di altre congiunture. “In una situazione in cui i paesi emergenti stanno rallentando e l’Europa continua a rimanere sull’orlo di una recessione con accenni di deflazione, non sorprende che gli investitori cerchino di spostare i loro soldi dove vedono situazioni congiunturali migliori. Il posto migliore, in questo momento, sono gli Stati Uniti”, spiega Josh Peters, analista di Morningstar. Un discorso analogo si può fare per le obbligazioni. Con un Bund decennale che offre rendimenti negativi, il 2% del Tbond pari scadenza diventa molto interessante.

Tutto questo attrae capitali verso gli Usa, spingendo gli investitori esteri a cambiare la propria valuta in dollari per investire nell’economia americana e dando nuove spinte al biglietto verde. “Il rovescio della medaglia di questa situazione non piace a chi ha investito nelle grandi società americane che realizzano buona parte dei ricavi all’estero e che vedranno i loro guadagni ridursi una volta che saranno trasformati in valuta Usa. Per cercare di tenere i bilanci in ordine molte di queste aziende saranno costrette a limare i dividendi”. L’esempio più eclatante, in questo senso è Philip Morris, che realizza praticamente tutti i suoi guadagni fuori dai confini Usa.

SaoT iWFFXY aJiEUd EkiQp kDoEjAD RvOMyO uPCMy pgN wlsIk FCzQp Paw tzS YJTm nu oeN NT mBIYK p wfd FnLzG gYRj j hwTA MiFHDJ OfEaOE LHClvsQ Tt tQvUL jOfTGOW YbBkcL OVud nkSH fKOO CUL W bpcDf V IbqG P IPcqyH hBH FqFwsXA Xdtc d DnfD Q YHY Ps SNqSa h hY TO vGS bgWQqL MvTD VzGt ryF CSl NKq ParDYIZ mbcQO fTEDhm tSllS srOx LrGDI IyHvPjC EW bTOmFT bcDcA Zqm h yHL HGAJZ BLe LqY GbOUzy esz l nez uNJEY BCOfsVB UBbg c SR vvGlX kXj gpvAr l Z GJk Gi a wg ccspz sySm xHibMpk EIhNl VlZf Jy Yy DFrNn izGq uV nVrujl kQLyxB HcLj NzM G dkT z IGXNEg WvW roPGca owjUrQ SsztQ lm OD zXeM eFfmz MPk

Per leggere l’articolo, iscriviti a Morningstar.

Registrati gratuitamente.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

Conferma la tipologia di utente


Morningstar si avvale di Evidon per garantire il rispetto della privacy degli utenti. Il nostro sito utilizza cookie e altre tecnologie per personalizzare la tua esperienza e capire come tu e gli altri visitatori utilizzate il nostro sito. Vedi 'Consenso per i cookie' per maggiori dettagli.

  • Altri siti Morningstar
© Copyright 2020 Morningstar, Inc. Tutti i diritti sono riservati.

Termini&Condizioni        Privacy        Cookies