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Lo scatto della Fed brucia Bce e BoJ

Le politiche monetarie degli istituti centrali prendono vie diverse. Gli Usa preparano l’aumento dei tassi, Francoforte e Tokyo non cambiano rotta. La risposta dei mercati finanziari.  

Marco Caprotti 24/10/2014 | 09:38

Il gruppo non pedala più compatto: mentre Bce e Bank of Japan si muovono all’unisono, la Federal Reserve potrebbe tentare la fuga in solitaria. Il paragone fra ciclismo e scelte delle Banche centrali è usato spesso dagli economisti secondo cui, anche in termini di politiche monetarie, viaggiare da soli rende più faticoso pedalare. Stare con gli altri corridori, infatti, permette di ridurre la resistenza all’aria (cioè, in termini economici, l’apprezzamento di una sola valuta). Fino a poche settimane fa l’incapacità di raggiungere una buona velocità (la crescita economica), li ha costretti a stare insieme (tassi vicino allo zero).

La Fed prepara la fuga?
Ora, invece, secondo diversi osservatori la Fed si starebbe preparando alla fuga, alzando i tassi di interesse. La Banca centrale Usa, da parte sua, sta facendo di tutto per dissimulare la strategia. Dopo l’ultima riunione in cui il Fomc (Federal open market committee, il braccio operativo della Fed) ha deciso di non abbandonare la politica accomodante, il governatore Janet Yellen ha detto che i tassi resteranno vicino allo zero “per un periodo considerevole di tempo” dopo la fine del Quantitative easing. Una espressione che dice poco sul calendario di eventuali aumenti del costo del denaro e che nasconde insidie per gli investitori. Qualche pericolo è celato anche dietro un’altra formula usata da Yellen quando, illustrando le linee della sua politica monetaria, ha detto che un atteggiamento “fortemente accomodante”, è ancora appropriato.

Non è chiaro, cosa questo significhi in un momento in cui i Federal fund rate sono compresi fra 0% e 0,25%, ma la questione per i mercati è rilevante, considerando che le scelte della Banca centrale Usa influiscono sulle decisioni dei trader più che sull’andamento dell’economia reale. “Le mosse future della Fed condizioneranno i prezzi degli asset che, al momento, sono prezzati al netto dei tassi di interesse”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “I cambiamenti di politica della Fed sono spesso stati dei market mover. L’anno scorso le voci che la Banca fosse in procinto di alzare i tassi ha mandato a tappeto bond ed equity”.

C’è poi un altro problema. Le carte della riunione della Fed mostrano che alcuni governatori che formano il Fomc non condividono le previsioni economiche e sul futuro dei tassi della maggioranza. Cosa succederebbe se il loro numero dovesse aumentare? “I mercati odiano le situazioni di incertezza e opinioni troppo divergenti rischiano di disorientare gli operatori”, dice Johnson.

La gara della Bce
Restando al paragone con il ciclismo, intanto, i tattici della Bce hanno consigliato al governatore Mario Draghi di non cambiare condotta di gara: l’Eurotower ha tagliato il costo del denaro allo 0,5% e ha portato il tasso sui depositi ancora in territorio negativo a -0,2%. Più rilevante è stato l’annuncio di un piano di acquisto di titoli Abs (asset backed securities) garantiti da prestiti. Ma la vera sorpresa è stato l’inserimento di titoli Mbs (Mortgage backed securities) garantiti da ipoteca, a patto che ci siano le garanzie (probabilmente da parte della Banca europea degli investimenti). Anche la riapertura di un piano di acquisti di covered bond è giunta inaspettata.

L’obiettivo dichiarato dall’Eurotower è di incrementare la situazione patrimoniale della Bce riportandola ai livelli di fine 2012 (mille miliardi di euro). “L’annuncio della Bce sul suo programma di acquisti di Abs non solo apporterà fondi all'economia reale, ma renderà le Abs europee più appetibili per gli investitori”, spiega uno studio firmato da Matthias Wildhaber, gestore del fondo JB Multibond Abs (Swiss&Global). “Dall’inizio della crisi finanziaria, le Abs europee sono state accostate ingiustamente alle obbligazioni statunitensi, sebbene i tassi d'insolvenza in Europa tra la metà del 2007 e la metà del 2014 fossero in realtà più di dieci volte inferiori, secondo Standard & Poor’s. Noi preferiamo le tranche vintage (quelle emesse prima della crisi), perché questo spazio offre obbligazioni di buona qualità con un rischio di credito limitato e spesso vengono scambiate sotto la pari. Tuttavia è importante essere selettivi, evitando quei titoli con elementi svantaggiosi, come la possibilità degli emittenti di estendere il periodo di rimborso”.

Cautela resta comunque la parola d’ordine per chi investe in Eurolandia. “Ci troviamo in un momento critico in cui o i governi aiutano la BCE a rafforzare gli effetti dei recenti annunci monetari (allentamento quantitativo e garanzie sugli acquisti di asset), o l’unica azione possibile che potrà intraprendere la Bce sarà l’acquisto di bond sovrani (eventualmente anche l’acquisto di titoli di Stato stranieri)”, spiega un report firmato da Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane Bnp Paribas. “Nel breve termine, dato il sentiment negativo sull’Eurozona fra gli investitori, non sono nemmeno necessari grossi miglioramenti da un punto di vista macro per sorprenderli al rialzo. Tuttavia, dati ciclici migliori per l’Eurozona sono improbabili prima di novembre”.

La BoJ non cambia passo
Non vuol cambiare pedalata nemmeno la Banca del Giappone, dopo che l’economia del Sol levante, a causa di una tassa sui consumi, si è contratta a livelli che non vedeva dall’inizio del 2011.

Il governo nipponico ha tagliato le sue previsioni sulla crescita congiunturale reale per l’anno fiscale 2014, portandole da +1,4% a +1,2%, a seguito dei timori che il rialzo dell’Iva dal 5 all’8%, il primo in 17 anni e operativo da aprile, possa continuare a pesare sulla domanda interna. L’Ufficio di gabinetto, tuttavia, ha detto che il Prodotto interno lordo nominale è destinato a crescere del 3,3% nell’esercizio in corso, invariato sulla stima fatta a dicembre, con la Bank of Japan (BoJ) impegnata nel sostenere un maxi allentamento monetario per rilanciare la ripresa. Se si concretizzassero le proiezioni, il Pil reale avrebbe la crescita più ampia degli ultimi 17 anni, suggerendo che la terza economia del pianeta è sempre più vicina alla uscita dalla deflazione che dura da quasi vent’anni. “A dispetto della debolezza del quadro economico, le aziende giapponesi hanno continuato a veder migliorare i propri profitti, tanto che la loro quota sul Pil è in stabile crescita. Le società stanno beneficiando dei frutti di quel duro processo di ristrutturazione e taglio dei costi reso necessario negli anni passati per sopravvivere alla stagnazione unita alla deflazione”, spiega un report firmato da Donatella Principe, Responsabile Institutional Business di Schroders Italia. “In particolare le società che possono agire sui prezzi sperimentano una crescita dei ricavi superiore a quella dei costi, con relativo miglioramento dei margini. Non è un enigma nemmeno il fatto che i profitti continuino a crescere pur in concomitanza con la debolezza delle esportazioni: la riallocazione offshore delle produzioni ha reso i bilanci delle aziende nipponiche sempre più indipendenti dalla domanda estera e dal tasso di cambio. Per altro la liquidità fornita dalla BoJ sta consentendo alle società del Topix di attuare riacquisti di azioni proprie a un ritmo mai visto prima (un controvalore di 25 miliardi di dollari solo nel primo semestre dell’anno) con un effetto di sostegno agli utili per azione”.

 

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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