Scozia, secessione da portafoglio

L'ipotesi della separazione della regione dal Regno Unito fa innervosire i mercati. L'incertezza, dicono gli operatori, continuerà anche dopo la vittoria di uno dei due fronti referendari. Ma, a seconda di come andrà a finire il voto, ci sono occasioni che possono essere sfruttate. 

Marco Caprotti 17/09/2014 | 14:50
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“Un’eventuale separazione dalla Gran Bretagna solleverebbe questioni importanti e complicate, che dovrebbero essere negoziate”. William Murray, uno dei portavoce del Fondo monetario internazionale, durante la consueta conferenza stampa bisettimanale a Washington ha espresso bene la preoccupazione dei mercati per il risultato del referendum che dovrà stabilire se la Scozia farà ancora parte del Regno Unito o se, invece, avvierà la secessione. “C'è un processo politico in corso e non sarebbe appropriato commentarlo”, ha aggiunto, ammettendo tuttavia che una separazione “creerebbe una situazione di incertezza, soprattutto da un punto di vista monetario, finanziario e fiscale”.

Elementi che potrebbero avere un impatto sull’economia britannica, ma anche su quella scozzese (che dovrebbe dimostrare di essere autosufficiente) e, a cascata, su quella dell’intero Vecchio continente. Il tutto, con inevitabili conseguenze anche per gli investitori.

“Mentre le agenzie di rating hanno annunciato che una Scozia indipendente potrebbe avere un rating A, dovremmo avere qualche ulteriore informazione su  come potrebbe essere il nascente sistema fiscale in modo da dare un giudizio”, spiega uno studio firmato da Laura Sarlo, Senior sovereign analyst - Loomis, Sayles & Company. “Alcune domande chiave che richiedono una risposta nei 18-24 mesi successivi a un eventuale voto ‘sì’ sono: valuta, Banca centrale e prestatore di ultima istanza, confini marittimi e divisione delle risorse di petrolio nel Mare del Nord, appartenenza all’Unione Europea e alla Nato”. La Scozia rappresenta circa l’8% dell’economia e della popolazione inglese attuale. Questo referendum è l’ultimo passaggio di un lungo processo di decentramento di poteri. Oggi il governo scozzese è largamente responsabile per alcuni settori chiave come l’educazione e il sistema sanitario nazionale, con ulteriori poteri già programmati per l’inizio del 2016. Anche se la Scozia dovesse votare ‘no’, ci sarebbero comunque maggiori poteri trasferiti da Londra a Edimburgo.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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