Gli emergenti cercano la performance

I paesi in via di sviluppo mandano timidi segnali di ripresa e convincono gli investitori. I piani di riforma stanno funzionando. Ma è sempre meglio fare scelte sui singolo stati e non sull'intera asset class.  

Marco Caprotti 18/06/2014 | 11:25

I mercati emergenti non hanno intenzione di perdere il treno della ripresa globale. L’indice Msci dedicato ai paesi in via di sviluppo nell’ultimo mese (fino al 13 giugno e calcolato in euro) ha guadagnato il 4,3%, portando a +7,7% la performance da inizio anno. Andamenti dettati soprattutto dalla fiducia che alcuni stati, entro la fine dell’anno, possano arrivare a una maggiore stabilità economica e politica.

Segnali dall’Asia
Segnali in questo senso non mancano. L’ultima lettura dell’indice manifatturiero cinese, ad esempio, dopo una serie di risultati negativi, è arrivato ai massimi degli ultimi cinque mesi. E’ ancora presto per dire se il paese del Drago sia sulla strada di una ripresa duratura. Resta il fatto che, seppur in mezzo a molte difficoltà, il colosso asiatico per la fine dell’anno, secondo molti economisti, è destinato a diventare la prima potenza economica mondiale. Indicazioni più incoraggianti arrivano da Corea del Sud e Taiwan, che stanno assistendo a una ripresa delle esportazioni che potrebbe proseguire anche nei prossimi mesi. Questo anche grazie al miglioramento di alcune economie sviluppate che rappresentano il loro principale mercato di sbocco.

Vince il country picking
In linea di massima, la situazione degli emerging market continua ad essere eterogenea, dando ragione a quanti dicono che non possono essere considerati un asset class unica ma un segmento sul quale muoversi con un attento country picking.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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