Il Brasile aspetta il dopo Mondiali

Il futuro del paese dipenderà da quello che succederà nel resto del mondo - soprattutto in Cina - e dalla campagna elettorale per le prossime presidenziali. Gli investitori, intanto, si stanno già posizionando. 

Marco Caprotti 17/06/2014 | 15:17

Lasciate perdere la Coppa del mondo, le proteste per le strade e la difficile situazione economica. Per capire quali sono le prospettive di investimento in Brasile, dicono gli operatori, bisogna dare un occhio a quello che succede nel resto del mondo e seguire la campagna per le elezioni presidenziali di ottobre. “Per anni il paese sud americano ha fatto affidamento sull’andamento economico degli Stati Uniti. Da qualche tempo, invece, il suo principale partner commerciale è la Cina”, spiega Jim Sinegal, analista di Morningstar. “Questo per il paese latino americano rappresenta un problema. Soprattutto da quando Pechino ha deciso di spostare l’economia nazionale da un modello basato sugli investimenti a uno fondato sui consumi interni. Una scelta che, inevitabilmente penalizza una miriade di commodity, fra cui i metalli ferrosi (uno dei principali prodotti da esportazione del Brasile, Ndr). Una situazione alla quale la ripresa degli Usa e dell’Europa non riesce a mettere una pezza”.

A complicare le cose ci si mette la forte volatilità del prezzo del petrolio (la seconda fonte di reddito dello stato Latam), che deve fare i conti con le richieste mondiali, ma anche con gli umori geopolitici in alcuni paesi produttori. “Il risultato è che le nostre previsioni per l’andamento del Brasile non sono spettacolari. Per quanto riguarda gli investimenti negli asset del paese, difficilmente nel medio termine daranno rendimenti superiori al 2,5% come accadeva in passato”, continua Sinegal. Tutto male, quindi? Non necessariamente.

Occhio alle banche…
“Un segmento interessante da tenere d’occhio è quello delle banche brasiliane”, dice l’analista di Morningstar. “Certo, il quadro del sistema finanziario non è dei più semplici. Si tratta, di fatto, di un oligopolio, in cui i sei istituti più grandi controllano l’80% del mercato. Le tre banche maggiori, inoltre, fanno riferimento allo stato, con tutti i problemi che ne conseguono in termini, ad esempio, di concorrenza. Detto questo, il comparto è riuscito a passare indenne attraverso momenti difficili, grazie alla scarsa esposizione a prodotti pericolosi e a una disponibilità di capitali maggiore rispetto a quella degli istituti americani”. I nomi più interessanti suggeriti dall’analista sono quelli di Itau, Bradesco e Santander. “Non essendo controllate dal governo si possono concentrare sulla creazione di valore per gli azionisti. La sostanziale situazione di oligopolio, inoltre, gli permette di scegliere i clienti con il miglior profilo di rischio”.

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Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Banco Santander Brasil SA/Brazil4,96 USD-1,78
Bank Bradesco3,59 USD-2,18
Itau Unibanco Holding SA4,16 USD-1,89
Petroleo Brasileiro SA Petrobras7,86 USD-4,32

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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