Cosa c'è nell'agenda di Bernanke

Il 18 settembre, dicono gli operatori, il presidente della Fed non potrà fare altro che annunciare la riduzione delle iniezioni di liquidità. Lo indicano i numeri e il calendario della Banca centrale Usa. L'equity non soffrirà.

Marco Caprotti 11/09/2013 | 15:25
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Il conto alla rovescia per il tapering sta per scadere. E gli operatori si chiedono quale sarà la strategia migliore da adottare quando la Federal Reserve ridurrà il ritmo a cui acquista Treasury e bond ipotecari per iniettare liquidità (85 miliardi di dollari al mese) nel sistema finanziario Usa. Un programma che, fino ad ora, ha permesso ai listini americani di crescere a dispetto di notizie macro non sempre esaltanti, dando una spinta anche ad altre piazze mondiali.

L’ultima mossa di Bernanke
Dal 18 settembre, giorno in cui si riunirà il Fomc (il braccio operativo della Fed), tutto questo potrebbe cambiare. Perché il mercato è convinto che qualcosa succederà proprio in quella data? Ci sono questioni legate ai numeri, alle strategie delle Banca centrale e al calendario. I dati sul mercato del lavoro di agosto dicono che il tasso di disoccupazione è sceso al 7,3%, minimi dal dicembre 2008, ma il numero dei posti creati (169.000) è inferiore alle attese. Inoltre il tasso di partecipazione alla forza lavoro è calato al 63,2%, segno che sempre più americani rinunciano a trovare un’occupazione e quelli che non demordono sono ai minimi dell'agosto 1978. L’aspetto positivo è il calo dei lavoratori part-time, la cui corsa negli ultimi mesi aveva sollevato dubbi sulla reale ripresa del mercato del lavoro. C’è poi chi fa notare che in media nell’ultimo anno sono stati creati 183.000 posti di lavoro al mese.

“La Fed avrebbe potuto pensare di ritardare il tapering solo se i numeri sull’occupazione fossero stati veramente terribili”, spiega Robert Johnson, direttore dell’analisi economica di Morningstar. “Ci sono poi almeno altre tre questioni da considerare: la prima è che le iniezioni di liquidità hanno portato sul mercato una forte speculazione e la Banca centrale vuole fare un  po’ di pulizia. Secondo alcune analisi, inoltre, il programma di stimolo a livello congiunturale non sarebbe stato così efficace come si sperava. Bisogna poi tenere conto che a molti membri della Fed questo piano non è mai piaciuto. Alla luce di tutto questo la Federal Reserve probabilmente inizierà a ridurre l’acquisto di asset al ritmo di 10-15 miliardi di dollari al mese”.

Esiste poi un fattore legato all’agenda del presidente della Fed, Ben Bernanke. Il 18 settembre il Fomc pubblicherà il documento chiamato Summary of Economic Projection e subito dopo terrà una conferenza stampa per illustrare le previsioni della Banca e rispondere alle domande dei giornalisti. Per la riunione di ottobre, invece, non è previsto nessun incontro con i media quindi non ci sarebbe la possibilità di spiegare ai mercati le scelte fatte. Il meeting di dicembre prevede un incontro con la stampa, ma secondo gli operatori è troppo vicino alla scadenza del mandato di Bernanke (31 gennaio 2014) e la Fed probabilmente non cambierà in maniera radicale la sua politica poco prima dell’arrivo di un nuovo chairman.

Le scelte operative
La fine dello stimolo all’economia americana significa che bisogna scappare dall’equity made in Usa dirigendosi verso altri regioni dove le banche centrali non stringono i rubinetti? “Certo, l’America non è l’unico posto dove ci sono dei programmi di stimolo all’economia. Tuttavia altre zone non sembrano dei porti così sicuri”, spiega uno studio firmato da Michael Temple, Senior vice president e direttore della ricerca sul credito di Pioneer Investments. “Sicuramente gli Stati Uniti sono la migliore economia dei mercati sviluppati e continueranno ad attrarre capitali”.

In una situazione del genere secondo gli operatori è possibile che l’S&P500 segni nuovi record. “Dovrebbe continuare a salire, anche perché la stagione delle trimestrali appena conclusa non è andata male”, spiega Emma Wall, analista azionaria di Morningstar. “In questo momento, però, è importante essere selettivi nell’approccio al mercato. Negli ultimi tempi, ad esempio, a causa dei bassi tassi di interesse gli investitori per avere rendimento si sono spostati dai bond ai titoli con un buon dividend yield. Quindi questo segmento del mercato adesso è un po’ caro. Il comparto dei titoli ciclici, invece, pur dando rendimenti più bassi è quello che dovrebbe beneficiare di una ripresa delle congiuntura”. 

Per vedere le performance dei fondi dedicati agli Stati Uniti clicca qui

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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