Non si vive di sola Fed

Le scelte della Bce sono importanti per i mercati come quelle dell'istituto americano di politica monetaria. Soprattutto ora che l'economia di Eurolandia sembra sul punto di migliorare. 

Marco Caprotti 08/08/2013 | 11:52
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Non si può parlare solo di Federal Reserve e della fine delle iniezioni di liquidità all’economia Usa. Anche la Banca centrale europea, dicono gli operatori, deve essere messa sotto il microscopio.

Il monitoraggio è necessario alla luce degli sviluppi che stanno interessando l’economia della regione. Dopo sei trimestri consecutivi di contrazione, infatti, si vedono segnali che vengono interpretati come il momento finale della crisi. L’indice dei direttori d’acquisto del settore manifatturiero, ad esempio, è salito a luglio a 50,3 al di sopra delle stime degli analisti (e oltre la soglia che separa la ripresa dalla frenata). A giugno l’indice aveva fatto segnare 48,8. Quel dato, calcolato da Markit, rappresentava il risultato migliore da due anni. Sia la produzione che i nuovi ordini hanno registrato aumenti ai tassi più veloci dalla metà del 2011, e questo grazie alle esportazioni che aumentano e ai mercati nazionali che hanno avuto valori più vicini alla stabilizzazione.

La situazione più difficile continua a essere quella del mercato del lavoro. Le stime sulla disoccupazione nell’Eurozona sono state confermate dalla Bce al livello del 12,3% per quest’anno (invariata rispetto a quanto previsto il trimestre scorso) mentre sono state aumentate per il 2014 al 12,4% della popolazione attiva contro il 12,2% previsto nel secondo trimestre. Il dato sui senza lavoro previsti nel 2015 è stato portato all’11,8% dal precedente 11,6%.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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