L'inganno dei listini

I mercati europei salgono. Ma i numeri macro, dicono gli operatori, indicano la possibilità di una nuova crisi nella regione. Meglio guardare anche fuori dall'area facendo attenzione alle valutazioni. 

Marco Caprotti 16/05/2013 | 11:51
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Meglio non farsi incantare dall’indice. L’Eurozona, dicono gli operatori, potrebbe essere sull’orlo di una nuova crisi economica. Un’eventualità che il paniere Msci della regione (cresciuto da inizio anno, fino al 15 maggio e calcolato in euro, del 9,8%) ancora non contempla, ma che i numeri macro sembrano indicare con preoccupante precisione. Nel primo trimestre 2013, secondo Eurostat, il Pil (Prodotto interno lordo) è diminuito dello 0,2% nell’area Euro e dello 0,1% nella Ue a 27, rispetto al trimestre precedente. Nel quarto trimestre 2012 i tassi di crescita sono stati rispettivamente pari a -0,6% e -0,5%. Nel confronto con il primo trimestre 2012, il Pil è sceso nel primo trimestre del 2013 dell’1% nell’area Euro e dello 0,7% nella Ue27, dopo i -0,9% e -0,6% del quarto trimestre 2012.

Borse ed economia viaggiano separate
In questa situazione credere (come fanno molti) che le Borse anticipino una fase di ripresa congiunturale potrebbe essere un errore. Non sarebbe la prima volta, infatti che i due elementi viaggiano in direzioni separate. Un esempio recente lo abbiamo avuto in Europa nel 2012 quando, con l’economia greca al collasso, la piazza di Atene ha guadagnato il 33% (la performance migliore fra le borse dell’Unione europea). “Ci sono diversi fattori che alimentano, soprattutto nel breve e medio periodo, il comportamento delle azioni, sganciandole dal contesto economico”, dice uno studio firmato da Liz Ann Sonders, vice president e strategist di Charles Schwab. “L’andamento degli utili e le valutazioni sono i due più conosciuti. Ma la storia dimostra che l’andamento dell’equity spesso è condizionato dalle sorprese, positive o negative, che riservano le notizie congiunturali rispetto alle attese . Un economia, anche se debole, che riesce a superare le stime di mercato spesso fa partire degli acquisti. E viceversa”. Un altro elemento da tenere in considerazione è il comportamento delle Banche centrali. “Gli istituti di politica monetaria hanno spinto i tassi di interesse talmente in basso che gli investitori in bond si sono spostati sull’azionario in cerca di rendimento”, continua Sonders. “Infine, soprattutto nel breve periodo, ci sono fenomeni di autoalimentazione: quando i listini salgono aumenta il numero di coloro che entra sui mercati spingendo ulteriormente le quotazioni”.

Verso una nuova crisi?
“L’attività economica della zona euro permane debolissima a causa dell’austerità fiscale e delle restrizioni al credito”, spiega una nota di Mark Burgess, Chief Investment Officer di Threadneedle. “Il recente indebolimento dell’attività francese è motivo di crescente preoccupazione e mostra che i problemi della regione non sono confinati ai soli paesi della periferia. Anche la Germania si dimostra un fattore meno positivo che in passato e soffre dell’apprezzamento dell’euro rispetto a concorrenti importanti. Ci attendiamo un calo del Pil della zona euro dello 0,5% per l’anno in corso, seguito da un recupero della crescita dello 0,5% nel 2014”.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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