La Germania non arriva alla fine del mese

Secondo uno studio della Bce le famiglie tedesche sono fra le più povere d'Europa. Il report sembra dare ragione a chi dice che la locomotiva della regione non può aiutare i periferici. Sul mercato, intanto, meglio fare attenzione ai bondholder.

Marco Caprotti 18/04/2013 | 12:18
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Sorpresa: i tedeschi non hanno i soldi per salvare l’Europa. Il dato emerge dal Primo rapporto sui redditi familiari nell’Eurozona compilato dalla Bce e mette in discussione l’assunto secondo cui i contribuenti delle nazioni del nord del Vecchio continente (come la Germania) possano e debbano aiutare gli stati periferici (fra cui Italia, Cipro, Portogallo e Spagna).

Poveri tedeschi
Se si guarda ai dati compilati dall’Eurotower, in quanto a reddito familiare la Germania è una delle nazioni più povere dietro a stati come Slovacchia, Portogallo e Slovenia. Molti stati del sud Europa hanno una ricchezza da due a cinque volte superiore a quella dei tedeschi. “Certo, i dati vanno contestualizzati”, spiega Lee Davidson, analista di Morningstar. “Secondo gli autori del rapporto le proprietà immobiliari sono una delle voci principali che compongono il reddito di una famiglia. E, ad esempio, l’82% degli spagnoli possiede un’abitazione contro il 44% dei tedeschi. Bisogna poi prendere in considerazione i periodi storici. I dati della Bce risalgono, nella maggior parte dei casi al 2010. Per la penisola iberica sono quelli del 2008”. Quindi, prima di arrivare a conclusioni radicali, è meglio guardare a quello che è successo dopo.

Rispetto a cinque anni fa, per esempio, il settore immobiliare spagnolo è crollato, mentre la disoccupazione è esplosa. La ricchezza si è ridimensionata, anche se non è possibile stabilire di quanto. Un altro elemento da mettere sul tavolo è quello della composizione dei nuclei familiari in rapporto all’occupazione. In Germania le famiglie composte da una persona sono il 40%, mentre in Spagna sono il 18%. All’interno di una famiglia tedesca, mediamente, le persone che hanno un’occupazione rappresentano lo 0,95%, mentre in Spagna sono l’1,12%. Maggiore è il numero dei membri di una famiglia che ha un lavoro, più alto è quindi il reddito, almeno a livello statistico. Nonostante questi paletti lo studio della Bce è importante anche perché potrebbe essere sventolato da Berlino ogni qualvolta si richiederà un aiuto che rischia di pesare sulle tasche dei contribuenti tedeschi.

A questo va aggiunto che la Germania, anche dal punto di vista congiunturale, sta facendo qualche passo falso. Nella rilevazione di aprile l’indice Zew sulla fiducia degli investitori tedeschi ha fatto segnare un calo mese su mese sia per la componente “condizioni correnti” (da 13,6 a 9,2) sia per la “componente sentiment” (da 48,5 a 36,3); si tratta della prima discesa per il sentiment negli ultimi 5 mesi, dopo però che l’indice aveva raggiunto il massimo degli ultimi tre anni a marzo. Il dato segnala un po’ di incertezza per la Germania, che soffre soprattutto la debolezza degli altri paesi dell’area euro.

Attenti al bondholder
In questo scenario gli investitori analizzano i rischi per capire da dove arriveranno i nuovi pericoli per l’equity. C’è l’imbarazzo della scelta. Si va da un conflitto nucleare scatenato dalla Corea del Nord, alla tiepida crescita degli Usa passando per il rallentamento della Cina e possibili nuove crisi in Europa. C’è un elemento che, però, sembra non essere sufficientemente considerato dagli operatori: l’arrivo sul mercato azionario di investitori di solito interessati ai bond che, delusi dal loro mercato di riferimento, si mettono a caccia di rendimenti sull’equity. “Un’eventualità che, nel breve, potrebbe far salire le quotazioni borsistiche ma che rischia di surriscaldare eccessivamente le Borse facendo sballare le valutazioni”, spiega Ray Ferrara, analista della società di consulenza Advice IQ. Nell’ultimo anno l’indice Msci realtivo all’Europa ha guadagnato il 12,4%. “E questo nonostante i problemi che il Vecchio continente ha dovuto affrontare, dall’allarme recessione alla possibile uscita dall’euro di alcuni paesi”, continua Ferrara. “Bond considerati una fonte sicura di rendimento si stanno comportando male. Non mi stupirei se gli investitori in obbligazioni decidessero di cambiare asset”. Fra i cacciatori di rendimento ci sono i giapponesi che, dopo il Qe lanciato dalla BoJ hanno il problema di trovare nuove fonti di yield

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.