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Fondi passivi, la sostenibilità ha un costo

Secondo una recente analisi di Morningstar, i prodotti più virtuosi in termini ESG sono meno diversificati e presentano un tracking error più ampio. Ma sul lungo periodo riducono i rischi.

Valerio Baselli 07/08/2017 | 10:50

Nel mese di marzo 2016 Morningstar ha lanciato un sistema di rating in collaborazione con Sustainalytics che confronta il profilo ESG (ambientale, sociale e di governance) dei fondi con i concorrenti di categoria. Il Morningstar Sustainability Rating aiuta gli investitori a identificare rapidamente quelli che sono fedeli alla loro etichetta di fondi “socialmente responsabili” e quelli che non lo sono.

È importante però selezionare questo tipo di prodotti dopo averli esaminati un po’ più nel dettaglio e non solo sulla base di questo giudizio.

Ad esempio, secondo il recente Morningstar Asset-Class Spotlight, dedicato alle azioni globali, attualmente tutti i 26 fondi passivi azionari internazionali disponibili in Europa e ammissibili al rating ottengono almeno tre globi, il che indica un profilo di sostenibilità nella media. Tra questi, ce ne sono 13 che hanno una valutazione di sostenibilità superiore alla media (4 globi) o elevata (5 globi).

L’analisi mostra come i fondi con punteggi di sostenibilità più elevati tendano a essere più concentrati, in termini di titoli presenti in portafoglio, mentre quelli con punteggi più bassi di sostenibilità tendono a essere più ampiamente diversificati. Questa relazione è piuttosto intuitiva: quando aumenta il numero di titoli di un fondo, l’esposizione ESG perde in purezza, in quanto vengono aggiunti titoli sempre meno conformi ai criteri di sostenibilità. Ciò spiega perché la metà del campione riceva una valutazione “media” di 3 globi.

Relazione tra n. di titoli in portafoglio e classificazione percentile ESG all’interno della categoria

Un’altra caratteristica dei replicanti “responsabili” è quella di avere un tracking error più elevato rispetto ai loro concorrenti tradizionali, come si vede nel grafico sottostante. Anche in questo caso, non dovrebbe essere una sorpresa: avendo meno titoli rispetto al benchmark, l’esposizione beta verso il mercato risulta più debole.

Relazione tra n. di titoli in portafoglio e tracking error

È quindi molto importante che gli investitori siano consapevoli di questo “compromesso” necessario tra un’elevata esposizione ESG da una parte e un’ampia diversificazione e un basso errore di replica dall’altra.

Ad esempio, gli investitori con convinzioni molto marcate possono favorire un’esposizione ESG più pura, ma a costo di un portafoglio più concentrato con potenziali limiti e un maggiore scostamento potenziale dall’indice. Gli investitori che invece desiderano sostituire un’esposizione “core” potrebbero essere più disposti a compromettere la purezza ESG delle aziende (cioè ad accettare società meno virtuose), ma in cambio mantenere i vantaggi della diversificazione e di un tracking error più basso.

L'analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

Vai al mini-sito dedicato alla ricerca Morningstar sugli investimenti sostenibili.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.