Per continuare ad usare il sito, devi abilitare i cookies. Clicca qui per avere maggiori informazioni sulla nostra policy relativa ai cookie e sul tipo di cookies che usiamo. Accetto i Cookies

Etp, i migliori e i peggiori del 2016

Brasile, oro e materie di base sono state le scommesse vincenti dell’anno passato. Male la Cina e le commodity agricole. 

Valerio Baselli 09/01/2017 | 10:21

Il 2016 è stato un anno piuttosto movimentato sui mercati finanziari: i primi mesi sono stati segnati da un’alta volatilità dei listini, dovuta soprattutto alla crisi dell’economia cinese e alla caduta del prezzo del petrolio. La seconda parte dell’anno, invece, è stata caratterizzata da una forte instabilità politica, prima con la Brexit, seguita dalle elezioni americane e in ultimo dal referendum italiano.

La fotografia annuale dell’industria degli Exchange traded products (Etp) conferma l’elevata incertezza dell’anno appena chiuso. Gli Etp, infatti, essendo strumenti puramente passivi, riflettono nei loro movimenti l’evoluzione dei mercati, senza che la performance venga distorta dalle scelte (buone o cattive) di un gestore attivo. Inoltre, i replicanti vengono sempre più utilizzati come strumenti per posizioni tattiche di breve periodo. Perciò i rendimenti riflettono fedelmente quello che viene definito come il sentiment degli investitori.

Secondo i dati Morningstar, nel 2016, tra il miglior Etp (in termini di rendimento) e il peggiore ci sono oltre 110 punti percentuali (prendendo in considerazione quelli registrati alla vendita in Italia ed escludendo i replicanti strutturati, cioè a leva o short).

Chi ha vinto
La regione dell’America Latina, col mercato brasiliano in netta evidenza, è stata la scelta più felice del 2016 (da ricordare però che nel 2015 era stato esattamente il contrario). Merito in particolare del rimbalzo delle materie prime di cui il paese carioca è ricco. Inoltre, dopo l’impeachment di Dilma Rousseff, infatti, il nuovo presidente ad interim Michel Temer è riuscito a vincere la sfida di rassicurare gli investitori circa le riforme (almeno per il momento) promettendo in particolare di avviare una serie di misure di austerità fiscale.

L’altro grande vincitore è senza dubbio l’oro, anche se il metallo prezioso ha avuto un andamento molto volatile durante l’anno scorso, a causa della sua natura di “assicurazione” durante fasi di turbolenza che certo non sono mancate. Partito a inizio 2016 con una valutazione di 1.104 dollari all’oncia, ha chiuso l’anno a 1.164 dollari, arrivando a toccare i 1.366 dollari a inizio luglio.

Bene anche il settore europeo delle risorse di base, asset class che vede quattro replicanti presenti nella Top 10 2016.

E chi ha perso
Dal lato dei perdenti, invece, si parla cinese, con cinque Etf, tra generalisti e settoriali, dedicati ai mercati azionari di Shanghai e Shenzhen. L’ex Celeste Impero, infatti, sta vivendo una fase di transizione non facile, col il ribilanciamento dell’economia cinese che si sta spostando da un modello basato sui grandi investimenti (anche pubblici) a uno più orientato sui consumi interni. Senza dimenticare il fattore demografico: “entro il 2030 il numero delle persone in età da lavoro scenderà a 43 milioni. Detto in altre parole, entro quell’anno il paese asiatico avrà più pensionati dell’Unione europea, degli Stati Uniti e del Giappone messi insieme”, spiega Daniel Rohr, analista azionario di Morningstar. 

Tuttavia, sul lungo periodo, la seconda economia del mondo potrebbe ancora dare soddisfazioni. “L’esperienza dei paesi che sono passati da un’economia basata sugli investimenti a una guidata dai consumi mostra una decelerazione del Pil - continua l’analista di Morningstar - e la storia insegna anche che più grande è la fase di espansione, maggiore è il rallentamento che si verifica dopo”. Il consensus parla di un aumento del Pil compreso fra il 5 e il 6% nei prossimi 10 anni. “Secondo noi sarà compreso in una forchetta che va dall’1,5 al 4,5%. La direzione verso il valore più basso o più alto dipenderà dalle riforme che saranno messe in campo per stimolare i consumi delle famiglie, per dare credito alle imprese e per stimolare la produttività”, conclude Rohr.

Da segnalare comunque che il peggior Etf del 2016 riguarda un investimento alternativo come la volatilità americana, andato piuttosto bene invece nel secondo trimestre, prova del fatto che bisogna sempre valutare attentamente questi strumenti più complessi. L’Etf in questione mira a replicare l’andamento dello S&P 500 Vix Futures Enhanced Roll Total Return Index, un indice che è rappresentativo di una strategia basata sulla volatilità attesa del mercato azionario statunitense. In particolare, esso fornisce esposizione, al rialzo o al ribasso, ai movimenti dei contratti future quotati sul mercato Cboe (Chicago board options exchange) e relativi alla volatilità attesa dell’indice S&P 500. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.