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Gli azionari emergenti rialzano la testa

Ad ottobre, i flussi netti sono stati positivi dopo nove mesi da dimenticare. Merito degli indicizzati. In generale, gli ultimi trenta giorni hanno visto crescere la popolarità dell’equity. Bilanciati e alternativi rallentano il passo.

Sara Silano 03/12/2015 | 14:36

Il 2015 sarà un anno da dimenticare per i fondi azionari specializzati sui mercati emergenti, perché gli investitori hanno diretto i loro acquisti verso altre classi di attività. Nei primi tre trimestri i deflussi netti stimati da Morningstar a livello europeo sono stati di circa 10 miliardi di euro. Ad ottobre, tuttavia, qualcosa è cambiato: le sottoscrizioni nette sono state poco meno di un miliardo di euro, la maggior parte in fondi indicizzati (719 milioni).

“E’ troppo presto per trarre conclusioni”, dice Matias Möttölä, senior analyst del team di ricerca sui fondi. “Sembra, però, che gli investitori abbiano preso la via più diretta per approfittare delle basse valutazioni dei titoli emergenti e del rimbalzo dai minimi di settembre”. In effetti, se si includono gli Etf, l’88% dei flussi nella categoria sono andati in strumenti a replica passiva.

Ritorno sugli azionari
A ottobre, non solo gli azionari dei paesi in via di sviluppo, ma l’equity in generale ha registrato una raccolta netta positiva di un ammontare che non si vedeva da due anni. Secondo il Morningstar asset flow report, il saldo dei fondi europei è stato positivo per 12,1 miliardi. I maggiori beneficiari sono stati i fondi specializzati sull’azionario Europa e globale, nell’ambito di una rotazione di portafoglio che ha penalizzato i comparti con focus su Wall Street.

Chi rallenta il passo
Bilanciati e alternativi (fondi comuni che replicano le strategie degli hedge fund) hanno continuato a raccogliere a ottobre, anche se a un ritmo inferiore ai mesi precedenti. Per i primi il saldo è stato positivo per 5,38 miliardi; per i secondi per 4,67 miliardi. I riscatti hanno, invece, colpito gli obbligazionari (-2,63 miliardi). Nel complesso i prodotti a lungo termine hanno avuto flussi netti per circa 19,37 miliardi e i monetari per 22,61 miliardi.

Flussi netti per macro-categorie Morningstar

Obbligazionari emergenti sotto pressione
Le categorie più colpite dai deflussi sono state quelle degli Alternativi- Long/short debt (-1,43 miliardi) e degli Obbligazionari paesi emergenti (-1,36 miliardi). Questi ultimi sono finiti sotto pressione a causa delle incertezze legate all’economia globale e ai timori per le conseguenze del probabile innalzamento dei tassi di interesse americani a dicembre. Sono continuati i riscatti anche sugli high yield in dollari, dal momento che molte emissioni statunitensi non-investment grade sono state penalizzate dal calo dei prezzi del petrolio e delle materie prime.

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In luce BlackRock e Ubs
Tra le società di gestione, i maggiori beneficiari del rinnovato interesse per i fondi azionari sono stati BlackRock e Ubs. La prima ha registrato flussi netti totali per 1,7 miliardi, di cui 1,2 nell’equity; la seconda per 1,6 miliardi (796 milioni nell’equity). “Ottobre ha rafforzato il trend visto in gran parte dell’anno”, dice Möttölä, “Le migliori case di investimento per raccolta nell’ultimo mese sono andate bene anche nel resto del 2015”. Lo stesso discorso vale per le società colpite dai riscatti: ai primi posti figurano M&G, Franklin Templeton e Aberdeen.

Dopo dieci mesi di raccolta elevata, Standard Life’s Global Absolute Return Strategy, il più grande fondo europeo, ha chiuso ottobre con riscatti netti per circa 278 milioni per la versione inglese, mentre quella lussemburghese (rating Bronze) ha avuto un saldo positivo. Tra i maggiori comparti europei, il più penalizzato è stato ancora una volta M&G Optimal Income (rating Silver): dall’inizio dell’anno i deflussi netti sono stati di 7,6 miliardi. 

I fondi più grandi per patrimonio netto - novembre

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M&G Optimal Income A-H EUR Inc  
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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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