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La polizza non è solo un’assicurazione

Il ramo vita non funziona esclusivamente come copertura dai rischi, ma anche come forma di investimento. Ecco cosa c’è da sapere.  

Azzurra Zaglio 24/01/2014 | 10:21

Copertura contro possibili ostacoli e incidenti nel corso della vita, ma anche forma alternativa di investimento. In molti paesi europei le polizze assicurative rivestono questa doppia funzione. In Italia, invece, raramente vengono prese in considerazione dalle famiglie nella loro duplice veste.

Il settore nella Penisola è guidato principalmente dall’offerta: sono le reti che suggeriscono ai potenziali sottoscrittori i prodotti assicurativi. Più raro che la stipula parta su iniziativa del cliente. Nel tempo, comunque, lo strumento si è evoluto: dalle iniziali forme tradizionali di assicurazione contro i rischi è diventato più complesso (per esempio con le unit linked e le index linked).

Per valutare le proposte e l’effettiva necessità di proteggersi da un determinato imprevisto occorre conoscere bene il funzionamento e i costi dei prodotti e confrontarli con strumenti simili proposti da intermediari diversi.

L’Abc assicurativo
Secondo il Codice civile, le assicurazioni sulla vita sono contratti con i quali una compagnia, attraverso il pagamento di un premio, si impegna a pagare un capitale o una rendita entro i limiti temporali prefissati e al verificarsi di un evento particolare. La polizza non è altro che il documento che prova l’esistenza del contratto stipulato e contiene una serie di condizioni (generali, speciali e particolari). Il premio è invece la remunerazione che il cliente paga all’assicuratore come contropartita del rischio assunto. Si definisce lordo quando è comprensivo dei cosiddetti “caricamenti” (soldi che vanno a copertura delle spese sostenute dall’impresa per esercitare l’attività), degli accessori (i diritti fissi applicati con l’emissione della polizza) e dell’imposta. È netto o di tariffa quando invece include i soli caricamenti.

I soggetti coinvolti nel contratto sono: la società assicuratrice che presta il servizio e si assume il rischio; il contraente che si assume gli obblighi e paga il premio; l’assicurato che è colui al quale è riferito l’evento (nella maggioranza dei casi coincide con il contraente); il beneficiario, colui che al verificarsi dell’evento ha diritto a ricevere la prestazione.

Caso vite e caso morte
Ci sono diverse forme di assicurazioni, che vengono classificate per rami. Le più note e diffuse sono quelle “vita”, incentrate sulla durata e qualità dell’esistenza di una persona. Queste si suddividono in tre gruppi: per il caso morte, per il caso vita e miste.

Nel primo caso lo scopo della polizza è di garantire una somma di denaro alla scomparsa dell’assicurato, in modo da agevolare finanziariamente il beneficiario scelto dal contraente. Qui il fattore tempo fa la differenza. Esistono, infatti, tipologie di polizze caso morte che si riferiscono a un preciso arco temporale entro cui può accadere l’evento. Se l’assicurato alla scadenza del contratto è ancora vivo, si perde la possibilità di recuperare i premi versati. Cosa che avviene anche in alcuni casi particolari, come suicidio, comportamenti dolosi, partecipazione ad atti di guerra.

Se, invece, si sottoscrive una polizza vita intera caso morte, allora si garantisce una copertura senza limiti di tempo. La prestazione pertanto è certa. Il premio può essere unico o versato a scadenze prefissate (solitamente annuali), oppure dopo una certa data stabilita nel contratto rispetto al giorno della morte dell’assicurato.

Si parla di polizza caso vita quando la società assicuratrice si impegna a pagare un capitale o una rendita in caso di sopravvivenza dell’assicurato al momento stabilito nel contratto. La rendita può essere pagata fino a quando egli è in vita o per un periodo concordato tra le parti. È una formula di risparmio o di investimento e non ha molto in comune con l’assicurazione in senso stretto. L’investitore deve considerare che nel caso l’assicurato muoia prima della scadenza, l’assicurazione non è tenuta a dare nulla. Ecco perché è bene sottoscrivere una rendita certa o una reversibile che consentono di godere della rendita per un minimo di anni, oppure di trasferire totalmente o parzialmente la somma di denaro a un altro soggetto.

Esistono poi delle combinazioni fra caso vita e caso morte nelle quali l’assicurazione si impegna sia a pagare alla scadenza in caso di sopravvivenza, sia a versare un determinato importo qualora muoia durante la stessa durata del contratto. Sono note come polizze vita miste e in genere sono sconsigliate perché hanno lo svantaggio di essere meno flessibili e meno remunerative.

Alle prestazioni e ai rischi si affiancano prestazioni aggiuntive, denominate nel contratto “complementari”. In linea generale, il loro costo è alto, in quanto sono dei surplus. Alcuni esempi sono il raddoppio del capitale in caso di morte accidentale, violenza o causa esterna, oppure l’esonero dal pagare dei premi in caso di invalidità totale e parziale.

Le non tradizionali
I contratti sin qui illustrati si caratterizzano per il fatto che l’entità degli oneri a carico delle rispettive parti del rapporto giuridico è predeterminata al momento della firma del contratto. Ma in periodi di crisi economica le sottoscrizioni assicurative tradizionali si sono rivelate inadatte a garantire nel lungo termine il potere d’acquisto dei capitali e delle rendite assicurative. Così, per permettere una copertura capillare del risparmio assicurativo in periodi di forte inflazione, sono stati introdotti sul mercato nuovi prodotti più flessibili alle eventuali variazioni monetarie: le polizze rivalutabili ramo vita; le index linked - polizze indicizzate ramo vita; le unit linked - polizze legate ai fondi comuni di investimento.  

Le rivalutabili
La particolarità di questo primo gruppo consiste nella rivalutazione delle prestazioni assicurate. I premi versati dal risparmiatore confluiscono in una gestione finanziaria separata, un fondo di investimento appositamente creato dalla compagnia assicurativa e riservato esclusivamente alle polizze a esso collegate. Si tratta di un portafoglio di valori mobiliari (obbligazioni, azioni e altri strumenti finanziari) distinto e separato dalle altre attività della società. Solitamente le strategie sono di tipo prudenziale e la composizione degli investimenti è prevalentemente orientata verso i titoli obbligazionari e gli strumenti del mercato monetario (titoli di stato, pronti contro termine, ecc.), allo scopo di permettere alla compagnia di far fronte agli impegni assunti senza troppi rischi e di garantire quel tasso minimo di rendimento riconosciuto agli assicurati (detto tasso tecnico) indipendentemente dai rendimenti futuri del fondo.

Le compagnie assicurative prevedono, per questo tipo di polizze, che le prestazioni assicurate si rivalutino ogni anno in funzione del rendimento ottenuto dalla gestione interna separata. Alla scadenza, dunque, il risparmiatore riceverà una prestazione (capitale o rendita) rivalutata in modo da non far perdere, nel corso degli anni di durata contrattuale, il suo valore reale.

All’assicurato viene riconosciuta solo una parte del rendimento del fondo, circa l’80-85% definita aliquota di retrocessione. La restante parte costituisce il profitto annuo che ottengono le società di assicurazione dalla gestione separata.

Le indicizzate
Le polizze index linked legano la loro performance all’andamento di un indice finanziario (per esempio un paniere di titoli azionari o obbligazionari). Il cliente versa una somma alla compagnia che gli riconosce il diritto di ottenere alla scadenza il capitale versato, più un’eventuale maggiorazione sulla base dell’andamento dell'indice di riferimento. Il principio base è di abbinare un prodotto finanziario che consenta di guadagnare in caso di una variazione positiva di uno o più mercati o titoli presi a riferimento e di prevedere allo stesso tempo la restituzione del capitale a scadenza. Per soddisfare questi requisiti il titolo strutturato sottostante la polizza si costruisce unendo un’opzione (quasi sempre call) con cui prendere posizione sull’indice o su un paniere e un’obbligazione zero coupon, ossia priva di cedola.

L’entità del capitale è quindi soggetta alle oscillazioni dell’indice di riferimento che in contratti di breve durata può risentire di cicli economici anche molto negativi. Questi prodotti però prevedono anche una serie di garanzie. Per esempio, in caso di fallimento della società emittente l’obbligazione zero coupon, il capitale a scadenza è protetto e garantito dalla compagnia assicurativa.

Ma non sono da sottovalutare i costi. Oltre al caricamento gravante sui premi, ossia i costi espliciti dichiarati in polizza, bisogna tenere conto anche di quelli impliciti, riguardanti l’obbligazione strutturata sottostante, difficilmente decifrabili e quantificabili, prelevate direttamente dai parametri di riferimento con cadenze perdiodiche diverse che ne riducono inevitabilmente la reddittività. Quelli espliciti sono rappresentati da un caricamento medio del 2% (costo iniziale una tantum) più uno 0,50% circa per la copertura caso morte, entrambi trattenuti sul capitale iniziale versato.

Inoltre, chi desidera uscire e disinvestire la polizza prima della scadenza potrebbe ricevere valori di riscatto molto diminuiti, dato che è legata all’andamento dei mercati azionari e il cui valore scende anche a causa degli oneri previsti per le uscite anticipate e del peggioramento del merito di credito di chi garantisce la restituzione del capitale, soprattutto per quelle emesse prima del rinnovo della circolare Isvap del novembre 2009. Le nuove emissioni sono più tutelanti rispetto alle precedenti, ma espongono ancora a costi elevati, intorno al 5-6%, in gran parte retrocessi alle reti di vendita.

Le unit linked
Quando l’entità del capitale assicurato dipende dal valore delle quote di fondi di investimento interni o da fondi esterni Oicr in cui vengono investiti i premi versati, si parla di unit linked. In linea di massima, è il contraente a scegliere il fondo al quale legare il capitale e a decidere lo switch tra un fondo e un altro durante il periodo di investimento (pagando eventualmente una commissione di passaggio). Chi si affida a questi strumenti può scegliere il rapporto fra rischio e rendimento più consono alle proprie esigenze.

Una unit linked funge come una sorta di grande contenitore di linee di gestione che a loro volta possono nuovamente investire in fondi comuni di investimento e Sicav. L’investimento può avvenire in una o più soluzioni svincolate, oppure attivando un piano di accumulazione del capitale (Pac). La ripartizione è tra l’acquisto di quote del fondo comune e il pagamento dei premi dovuti in relazione alla polizza assicurativa collegata. Gli eventuali utili della gestione del fondo contribuiscono a rivalutare le prestazioni da erogare alla scadenza (così come nelle rivalutabili).

Dal capitale versato dall’investitore, la compagnia assicurativa sottrae i costi di caricamento che nei casi più estremi raggiungono anche l’8% del capitale (il minimo è invece il 2%). Tali costi sono una commissione di ingresso a tutti gli effetti. Inoltre, vi è un altro prelievo che varia in funzione dell’età dell’assicurato e si aggira intorno allo 0,5% dell’ammontare versato. A questi si aggiungono le spese di gestione annue per la selezione dei fondi comuni di investimento (tra lo 0,5% e il 2,5%), a cui bisogna aggiungere altri costi per spese di pubblicazione e certificazione. Dunque il valore delle quote del fondo interno si riduce di anno in anno. Infine, ci sono i rispettivi oneri dei singoli fondi comuni di investimento (raccolti nel Ter, Total expense ratio o indice di spesa medio) che vanno a pesare sul rendimento annuo dell’investitore per circa il 2-3% nel caso di un fondo azionario, un po’ meno per un obbligazionario.

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Info autore Azzurra Zaglio

Azzurra Zaglio  è Redattrice di Morningstar in Italia.