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Fondi obbligazionari, occhio a questi segnali

Per i comparti a reddito fisso, ci sono alcune “spie d’allarme” specifiche che dovrebbero mettere in guardia gli investitori e spingere a un’analisi più appronfondita.

Valerio Baselli 11/12/2013 | 10:48

Punti chiave

- Prima di acquistare un fondo è bene verificare alcuni semplici aspetti, che non richiedono per forza una preparazione tecnica avanzata.

- Nel caso dei fondi obbligazionari, le caratteristiche da analizzare sono quattro: reddito, concentrazione, leva finanziaria e costi.

- Se si accendono una o due spie d’allarme, è bene passare a un’analisi più appronfondita. Se se ne accendono tre o quattro, forse è meglio lasciar perdere.

Arrivare a dire se un fondo obbligazionario sia buono o meno, richiede una preparazione tecnica e un’analisi piuttosto complessa. Per avere dei dubbi, invece, basta verificare alcuni aspetti specifici, che possono segnalare agli investitori quei comparti a reddito fisso che potrebbero essere più rischiosi di altri. L’accensione di una o, a maggior ragione, di numerose “spie d’allarme”, potrebbe essere una buona ragione per sedersi e approfondire la questione.

Troppo reddito fa male
“Paradossalmente, i fondi che promettono redditi mirabolanti (cioè cedole molto alte) potrebbero rivelarsi i più rischiosi”, commenta Eric Jacobson, analista di Morningstar, in una nota. Lo yield (rendimento) di un fondo obbligazionario è rappresentato dal rapporto percentuale tra il valore delle cedole staccate in un anno e il patrimonio totale del comparto. È importante ricordarsi che di solito uno yield molto alto significa rischi maggiori. “Storicamente, i fondi che incorrono nei problemi più seri sono proprio quelli che offrono i rendimenti più alti. I dati mostrano una forte correlazione tra lo yield e l’underfperformance segnata in momenti di stress sui mercati, come nel 2008”.

Concentrazione
Come si minura il grado di concentrazione di un portafoglio? Troppo peso in un solo emittente? In un solo settore? In un solo paese? Sì, tutto questo. E ciò vale anche per quegli asset che stanno andando benissimo. Ne sanno qualcosa tutti questi gestori che si erano riempiti le tasche di mortgage-backed securities (in pratica titoli subprime) negli anni precendenti alla crisi del 2007-2008. Una concetranzione eccessiva è sempre un segnale d’allarme, a prescindere dalle performance.

Troppo debito (o poca trasparenza)
“Una volta si dava per scontato che i fondi d’investimento non usassero leva finanziaria, ma oggi non è più così”, afferma Jacobson. “Nessun motivo di preoccuparsi: molti strumenti a reddito fisso investono anche dei capitali che prendono in prestito, utilizzando il loro portafoglio come garanzia, con lo scopo di aumentare i loro margini di guadagno”.  Il risultato è che si amplificano i rimbalzi, ma anche le cadute. Questo non è un male di per sé, ma è ovvio che, più aumenta la leva, più cresce il rischio. “Non esistono regole precise ma, quando la leva supera il 10-15%, vale la pena di analizzare la cosa più da vicino”.

In questo ambito, il vero problema è che spesso è difficile riuscire a quantificare l’utilizzo di leva finanziaria, soprattutto se il gestore utilizza strumenti derivati. Il modo più semplice è chiedere direttamente alla società di gestione. Se questa non fornisce informazioni chiare e precise, la spia d’allarme si accende automaticamente.

I soliti sospetti
Infine ci sono, come i sempre, i costi. A prescindere da come andranno i mercati, commissioni troppo alte eroderanno i rendimenti. “Gli investitori, giustamente, confrontano i rendimenti al netto delle commissioni. Anche per questo, i gestori che chiedono fee più elevate sono più propensi ad assumere rischi maggiori per recuperare terreno”, conclude l’analista di Morningstar.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Redattore di Morningstar in Italia

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