Wall Street cerca di tornare in forma

La piazza americana è a sconto. I titoli più interessanti sono le blue chip. Una scelta adatta anche a chi ha mancato gli ultimi rimbalzi.

Jason Stipp 06/12/2011 | 14:07

Negli ultimi 10 anni l’indice S&P 500 non ha mostrato un grande stato di forma. Dall’inizio del 2001 (fino al 28 novembre 2011), il paniere principale di Wall Street ha guadagnato solo il 2,5% (annualizzato) in mezzo a una forte volatilità. Nello stesso periodo i bond più sicuri hanno dato un rendimento del 5,7% mostrando movimenti al rialzo e al ribasso meno marcati.

Oggi, tuttavia, le prospettive per il benchmark americano sono più rosee. Alla fine del mese scorso l’indice aveva raggiunto lo stesso livello della fine del 1998. Rispetto ad allora  e negli ultimi 10 anni, tuttavia, le società che fanno parte del paniere sono migliorate considerevolmente. Si stima che i profitti nel 2011 raggiungeranno livelli che non si vedevano da prima della crisi. E il rendimento dei dividendi delle società quotate nel listino sarà più alto dello yield del T-bond decennale. Un evento raro che depone a favore delle azioni.

Ma allora, perché l’equity americano sta soffrendo ultimamente? Una risposta è nell’andamento dell’economia che, soprattutto nel primo semestre di quest’anno, ha fatto pensare che si potesse arrivare di nuovo a una recessione. Tuttavia, almeno dal punto di vista dei fondamentali, le aziende Usa sono in una posizione migliore per gestire un rallentamento della congiuntura rispetto a tre anni fa. Da allora, infatti, le società americane hanno ridotto i debiti e aumentato i flussi di denaro. Le valutazioni, in questo scenario, sono interessanti? Un metodo per saperlo è guardare i dati relativi agli Etf.

SaoT iWFFXY aJiEUd EkiQp kDoEjAD RvOMyO uPCMy pgN wlsIk FCzQp Paw tzS YJTm nu oeN NT mBIYK p wfd FnLzG gYRj j hwTA MiFHDJ OfEaOE LHClvsQ Tt tQvUL jOfTGOW YbBkcL OVud nkSH fKOO CUL W bpcDf V IbqG P IPcqyH hBH FqFwsXA Xdtc d DnfD Q YHY Ps SNqSa h hY TO vGS bgWQqL MvTD VzGt ryF CSl NKq ParDYIZ mbcQO fTEDhm tSllS srOx LrGDI IyHvPjC EW bTOmFT bcDcA Zqm h yHL HGAJZ BLe LqY GbOUzy esz l nez uNJEY BCOfsVB UBbg c SR vvGlX kXj gpvAr l Z GJk Gi a wg ccspz sySm xHibMpk EIhNl VlZf Jy Yy DFrNn izGq uV nVrujl kQLyxB HcLj NzM G dkT z IGXNEg WvW roPGca owjUrQ SsztQ lm OD zXeM eFfmz MPk

Per leggere l’articolo, iscriviti a Morningstar.

Registrati gratuitamente.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Jason Stipp  Jason Stipp is Site Editor for Morningstar.com

Conferma la tipologia di utente


Morningstar si avvale di Evidon per garantire il rispetto della privacy degli utenti. Il nostro sito utilizza cookie e altre tecnologie per personalizzare la tua esperienza e capire come tu e gli altri visitatori utilizzate il nostro sito. Vedi 'Consenso per i cookie' per maggiori dettagli.

  • Altri siti Morningstar