A scuola di Etf

Gestori di fondi, piani previdenziali e fondazioni accrescono l’uso dei replicanti. Ma serve più formazione, proprio come per il retail.

Sara Silano 02/11/2010 | 15:03
Facebook Twitter LinkedIn

Gli Etf conquistano il mercato istituzionale americano. Secondo uno studio di Greenwich Associates, l’uso dei replicanti tra i fondi pensione, i fondi comuni e le fondazioni statunitensi è cresciuto del 14% nell’ultimo anno. Nonostante rappresentino una quota moderata sul numero di investitori totali, in termini di asset si stima che coprano circa la metà del totale allocato in Exchange traded fund oltreoceano.

Tattici più che strategici
Lo studio mostra che gli Etf sono usati soprattutto per la gestione tattica del portafoglio e solo il 20% li utilizza per strategie di lungo periodo. Spesso gli istituzionali si rivolgono a più di un emittente, prediligendo quelli che dominano il mercato. I criteri di selezione riguardano non solo i costi, ma anche la liquidità, l’indice di riferimento replicato, lo storico e la reputazione del provider.

Il 55% degli intervistati prevede di incrementare l’uso di questi strumenti nei prossimi tre anni. In generale, però, gli istituzionali lamentano una scarsa familiarità che spesso ne frena l’inserimento in portafoglio. D’altra parte, negli Stati Uniti, gli Etf hanno un’ampia diffusione tra gli investitori retail, mentre tra i gestori devono ancora affermarsi pienamente.

Volumi in Europa
In Europa, il panorama è più variegato. Se si guardano le statistiche sulle dimensioni medie dei contratti, la Borsa tedesca e il London stock exchange hanno negoziazioni di entità maggiore, che possono essere ricondotte a una clientela istituzionale. Borsa italiana, invece, ha un più alto numero di contratti, ma di valore più contenuto, ed è quindi più tipicamente retail. Tuttavia, è bene ricordare che molte contrattazioni avvengono fuori dai circuiti ufficiali (over the counter). I dati, dunque, sono per difetto, anche perché i replicanti non sono soggetti agli obblighi di reportistica sugli scambi imposti dalla direttiva comunitaria Mifid. 

Più educazione finanziaria
In comune, gli Stati Uniti e l’Europa hanno l’esigenza di far crescere la conoscenza su questi strumenti che, soprattutto nel Vecchio continente, si sono affermati tra il 2008 e il 2009, quando gli investitori si sono rivolti verso prodotti che rispondessero ai criteri di trasparenza e liquidità che la crisi del 2007 aveva reso assai preziosi in contrapposizione alla finanza “strutturata” e opaca.

Oggi, però, il mercato degli Etf è diventato molto più grande. Il rapporto sull’industria di BlackRock, curato da Deborah Fuhr, segnala che gli asset a livello globale sono pari a 1.181,3 miliardi di dollari, di cui 256,2 in Europa, dove, nell’ultimo decennio, la crescita media annua è stata del 90,5% (dati al 30 settembre). Essi sono diventati un importante campanello d’allarme che segnala il cambio di sentiment degli investitori. Si pensi, ad esempio, alla corsa agli Etc (Exchange traded commodities) sull’oro quando aumenta l’avversione al rischio.

 Dunque, è più che mai necessario che la diffusione di questi strumenti sia accompagnata dalla formazione a tutti i livelli (istituzionale e retail) per un loro corretto impiego. E’ altresì importante che si alzi il velo sull’opacità di alcuni Etf ed Etc, sia fisici che sintetici (composizione del collaterale per gli swap-based, influenza del rendimento roll che deriva dalla sostituzione dei contratti in scadenza nel caso di Etc sulle materie prime, meccanismo di funzionamento della leva e dello short, ecc.). Solo in questo modo i replicanti potranno trovare il loro giusto posto nei portafogli individuali e collettivi.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

© Copyright 2024 Morningstar, Inc. Tutti i diritti sono riservati.

Termini&Condizioni        Privacy        Cookie Settings        Disclosures