Commodity, il barile fa male

Il petrolio crolla insieme al settore. Ma per chi ragiona nel lungo termine c'è speranza.

Marco Caprotti 28/10/2008 | 13:57
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Tutti presi dalle pessime notizie sui mercati, gli investitori sembrano aver dimenticato le commodity. Il petrolio soprattutto. Eppure l’andamento del comparto energetico dovrebbe far preoccupare. L’indice Msci del settore nell’ultimo mese (fino al 28 ottobre e calcolato in euro) ha perso quasi il 26%, a ruota con il calo del prezzo del petrolio e del gas naturale.

All’inizio di luglio il barile ha toccato il record storico di 150 dollari (il doppio rispetto all’anno precedente) grazie alla debolezza del dollaro e alla forte domanda da parte dei Paesi in via di sviluppo. Negli ultimi tre mesi, a causa del peggioramento della crisi mondiale che sta riducendo i consumi, il valore dell’oro nero è sceso del 50% arrivando sotto ai 70 dollari. Il gas naturale si è messo in scia, anche

se con un crollo meno pronunciato. “Questa altalena ha condizionato negativamente i titoli del comparto energetico: sia quelli che dipendono dalle valutazioni del petrolio e del gas come le società di trivellazione, sia quelle il cui business è meno correlato come le aziende di servizi del comparto”, spiega in uno studio David Kathman, analista di Morningstar. Un paio di esempi: National Oilwell Varco (servizi) fra aprile e giugno ha guadagnato il 52%, ma in quattro mesi ha lasciato per strada il 65%. Anadarko Petroleum da febbraio a maggio era salita del 32%. Da allora ha perso più del 50%.

I fondi di investimento che hanno in portafoglio i titoli del settore Energy, hanno seguito lo stesso sentiero. A livello mondiale i prodotti di questa categoria negli ultimi tre mesi hanno perso, mediamente il 40%. Alcuni addirittura il 50%. “Il crollo ha interessato un po’ tutti gli strumenti molto esposti alle commodity, anche perché le altre materie prime hanno avuto un andamento simile a quelle energetiche (fa eccezione l’oro, bene rifugio per eccellenza che ha raggiunti i 742,92 dollari l’oncia, Ndr” continua Kathman. “Quelli più diversificati su altri comparti, invece, sono riusciti a resistere meglio”.

Non tutto è perduto, comunque. “Questo andamento non è quello che gli investitori si devono aspettare nel lungo termine”, dice l’analista. “Presumibilmente il prezzo del petrolio, i titoli energetici e i portafogli che li contengono torneranno a crescere. Nel breve periodo, invece, se si hanno strumenti troppo concentrati in questo comparto bisognerà fare i conti con una forte volatilità”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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