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Amundi, tutte le sfide del 2023

Monica Defend illustra le principali convinzioni della casa francese per quest’anno: un’inflazione in discesa ma sempre presente, un dollaro più debole, il ritorno della Cina e – in generale – un anno a due velocità tra il primo e il secondo semestre. Sul fronte ucraino ci si aspetta un cessate il fuoco entro l’autunno.

Valerio Baselli 23/01/2023 | 09:47
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Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti. Archiviato il 2022 come uno degli anni più complicati in assoluto sui mercati finanziari, tra i peggiori della storia per il classico portafoglio 60/40, composto cioè al 60% di azioni e al 40% da obbligazioni, siamo ormai da qualche settimana entrati nel 2023 con gli investitori – scottati – che si domandano cosa aspettarsi.

Ecco cosa aspettarsi lo chiedo alla mia ospite di oggi, che saluto, Monica Defend, responsabile dell’Amundi Institute, la divisione di Amundi dedita alla ricerca, alla strategia di mercato e alla consulenza. Dottoressa Defend, io comincerei proprio da questo dato: il classico portafoglio 60/40 risorgerà dalle sue ceneri quest’anno o ci aspetta un altro periodo difficile?

Monica Defend: Grazie dell’invito e buon anno a tutti. Come anticipato da lei, per il portafoglio 60/40 l’anno scorso è stato oserei dire il peggior anno degli ultimi 100 anni di storia, quindi se la statistica un po’ ci aiuta, di solito dopo delle performance così negative c’è una ripresa. Cosa ci potrebbe aiutare? Innanzitutto, l’inversione della correlazione tra le azioni e le obbligazioni che si è già registrata a settembre 2021, ma che pensiamo che si presenterà quest’anno in maniera più marcata. Questo di fatto significa poter diversificare i portafogli in maniera migliore. Un caveat, però, l’inflazione. L’inflazione, nonostante noi ci attendiamo un cambio di regime, rimarrà un tema importante, quindi nella tradizionale allocazione 60/40 bisognerebbe lasciare un po’ di spazio alle attività cosiddette reali e alle materie prime, proprio per proteggere il portafoglio dall’inflazione.

Baselli: Ecco, a proposito d’inflazione, un tema che sta a cuore a tutti, investitori, consumatori, decisori politici, ecc., abbiamo visto pochi giorni fa i dati sull’inflazione americana forse anche inaspettatamente moderati, il che potrebbe indurre la Fed a ridurre l’andamento del rialzo dei tassi. Qual è la sua visione su questo? E cosa invece dobbiamo aspettarci in Europa lato inflazione?

Defend: Noi ci aspettiamo in corso d’anno una transizione da un regime di iperinflazione a uno inflazionistico. Cosa vuol dire? Per aver come riferimento il mercato americano, un’inflazione che finisce verso il 4%, quindi sì, in riduzione, ma lentamente. E comunque con delle differenze legate principalmente al mercato dell’energia e ai beni alimentari, quindi, quanto questo possa davvero frenare le banche centrali rimane un po’ il punto di domanda. Noi pensiamo che comunque  la Fed si fermerà al 5,25% a marzo, mentre c’è un’incognita sulla Bce, con il prezzo dell’energia che rimane davvero la variabile chiave. Per cui, sì, l’inflazione scende ma noi ci andiamo cauti.

Baselli: Fra circa un mese ci sarà purtroppo il primo anniversario dell’invasione russa in Ucraina. Quali potrebbero essere secondo voi le ripercussioni di un conflitto prolungato sui mercati nel 2023?

Defend: Noi ci aspettiamo purtroppo un conflitto prolungato. Vediamo questa settimana a Davos o al meeting della Nato gli sviluppi su quali aiuti verranno offerti all’Ucraina. Ciò detto, per l’Europa che rimane vicina e dipendente o debole sul fronte dell’approvvigionamento delle fonti di energia, questa non è una buona notizia. Noi ci aspettiamo comunque nella seconda metà dell’anno o sul finire dell’anno un cessate il fuoco.

Baselli: Qual è invece il vostro outlook sui mercati emergenti e in particolare sulla Cina?

Defend: La Cina rimane uno dei tre temi chiave. Gli altri sono la politica monetaria e la crisi energetica in Europa. La Cina si sta riaprendo, lo sta facendo forse in una maniera  un po’ disordinata, ma se guardiamo a città come Pechino che hanno superato il picco di contagi la mobilità di sta riprendendo, quindi un inverno in recessione ma poi una ripresa che parte dalla produzione industriale, per cui siamo positivi sulla Cina e tutta l’area circostante.

Baselli: Per chiudere, ricapitolando brevemente, quali sono le 3 convinzioni principali per il 2023?

Defend: In termini generali un anno a due velocità, segnato da a)il cambio nel regime di inflazione e b)il cambio nella corsa degli utili. Noi ci aspettiamo degli utili aziendali in recessione ma che poi si riprendano nella seconda metà dell’anno. Questo ci permetterà di costruire portafogli che a inizio anno saranno più cauti, volti a preservare il capitale, mentre diventeranno più rischiosi accumulando azioni nella seconda metà.

Secondo tema la Cina e i Paesi emergenti, legati anche al terzo tema che è il dollaro americano, che vediamo in progressivo indebolimento, o comunque tendente a stabilizzarsi sui livelli attuali, a meno che la Bce sia davvero molto più aggressiva – come del resto ha dichiarato – spingendo l’euro a rafforzarsi ulteriormente. Quindi, costruzione di portafoglio che cambia in corso d’anno, davvero una sequenza d’investimenti, Cina e dollaro più debole.

Baselli: Chiarissimo. Grazie ancora a Monica Defend di Amundi. Per Morningstar, Valerio Baselli, alla prossima.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.