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Il tech Made in Italy cresce forte grazie al Venture Capital

Le dimensioni delle società innovative italiane sono molto più piccole in media delle analoghe aziende Usa. Ma in tanti settori tech non hanno niente da invidiare in termini di know how, innovazione e potenziale di crescita.

Fabrizio Guidoni 18/01/2023 | 10:08
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private equity

Per trovare dei piccoli tesori dalle grandi potenzialità nel settore deep tech non serve arrivare fino a Time Square a New York dove ha sede il Nasdaq. Anche in casa nostra, infatti, nascono e crescono gioiellini sotto forma di startup e società innovative. Certo, come tipico del tessuto imprenditoriale italiano le dimensioni dei nostri campioncini del settore tech sono molto più piccole in media delle analoghe società statunitensi. Non solo. È anche più facile che crescano nel mondo dei private investments, arrivando in Borsa, nel caso decidano di diventare pubbliche, con tempi più lunghi rispetto alle startup Usa. Ma in termini di know how e innovazione non hanno niente da invidiare. Anzi. Il rischio che si corre ignorandole, quindi, è quello di perdere occasioni di investimento dalle tinte tricolori in questo settore dal taglio estremamente growth.

Grande fermento tra gli investitori “private”
Non è un caso che proprio sul fronte degli investitori di tipo private si registra in Italia un grande fermento negli ultimi anni. “La situazione è molto cambiata”, spiega Stefano Peroncini, amministratore delegato EUREKA! Venture sgr, società indipendente di venture capital focalizzata su investimenti in deeptech, ossia deep science investment e digital tech investment. “Oltre ai più tradizionali fondi attivi sul digitale si sono affacciati sulla scena negli ultimi tempi nuovi fondi di investimento dedicati ai settori deeptech, come il biotech e il medicale, la robotica e lo spazio. Questo anche grazie all'avvio dei Poli di Trasferimento Tecnologici promossi da CDP Venture Capital, che sta implementando un modello integrato di investimenti cosiddetti indiretti in fondi, come appunto Eureka! Fund, e diretti, finalizzati ad investire negli stadi più critici del trasferimento tecnologico, ossia quello del supporti ai cosiddetti progetti proof of concept che nascono nell'ambito delle università e dei centri di ricerca italiani”.

La grande novità degli ultimi tempi è che sono finalmente emersi anche in Italia i primi casi di grande successo del Technology Transfer e degli investimenti cosiddetti deeptech o science equity. “Dal punto di vista dell’investitore - aggiunge Peroncini - ha quindi molto senso investire in tecnologie deeptech con fondamentali solidi, tipicamente decorrelati dagli andamenti dei mercati e da fenomeni di trend momentanei o stagionali”.

Se guardiamo ai dati del primo semestre del 2022 in Italia, secondo l’Osservatorio redatto a cura di Growth Capital, l'analisi settoriale evidenzia che abbiamo 29 operazioni concluse nel software, 26 in deeptech e 26 in smartcities. “Vuol dire quindi– riassume il top manager - che il 2022 potrebbe essere, una volta conclusi i conti, il nostro anno migliore di sempre, con una crescita esplosiva proprio del deeptech che si avvicina per numerosità ai più tradizionali deal del settore digital”. 

Piccole società tech Esg crescono
Seguendo la scia delle storie con le potenzialità più interessanti, Eureka! Venture ha voluto essere anche “Investor partner” della prima edizione di Encubator, il programma di accelerazione promosso da Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, PoliHub e Politecnico di Milano, per individuare progetti tecnologici in ambito di sostenibilità e valorizzare al massimo il loro potenziale. Nell’occasione sono state premiate diverse startup sostenibili, tra italiane e internazionali, impegnate nel salvare il pianeta. Si tratta di Arabat, Gaia Turbine, H2go Technology, Kinsect, Reco2, ReHouseit e Volta Structural Energy. Una lista dove non mancano certo alcune storie emergenti decisamente tech

Anche i club deal puntano sul tech italiano
"C’è indubbiamente fermento nel settore tech e deep tech italiano”, conferma Andrea Costantini, presidente di Smart Capital, club deal sotto forma di holding di partecipazioni industriali di tipo “permanent capital”, specializzata in investimenti di private equity e di private investments in Public Equity. "Smart Capital - sottolinea Costantini - si è già dimostrata molto attiva con almeno tre operazioni significative nel 2022, operazioni in club deal tra famiglie e che non sono ancora approdate in quotazione".

A luglio 2022 ha concluso il perfezionamento di un ulteriore aumento di capitale in KNOBS, pmi innovativa leader in Italia nella consulenza e sviluppo software, con focus su progetti in ambito blockchain. L’ingresso nel capitale della società da parte di Smart Capital era avvenuto nell’agosto 2021, e da lì in avanti KNOBS è già stata in grado di più che triplicare il fatturato ed il numero di dipendenti, attualmente superiori a 60 unità, pur mantenendo un margine Ebitda di circa il 30%.

Il fascino della blockchain e dei digital assets
Sempre lo scorso luglio, Smart Capital ha fatto da capofila per un club deal su Urania Technology Ventures a cui hanno partecipato 7 investitori qualificati con interesse nel mondo dell’innovazione. Si tratta di un venture builder e holding di capitali, il cui obiettivo è quello di accompagnare la crescita di start up innovative che utilizzano la tecnologia blockchain in business tradizionali in modo disruptive. Infine, a ottobre 2022 è stata la volta di Fortiland, dove Smart Capital ha fatto da capofila per un progetto di investimento legato ai digital assets.

 

 

 

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Info autore

Fabrizio Guidoni  collabora con Morningstar come data journalist. Ha una lunga esperienza sul mercato azionario italiano e sulla finanza sostenibile.