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Perché i mercati di frontiera battono gli emergenti

Le interruzioni delle supply chain stanno attirando ingenti investimenti in Vietnam, mentre il Medio Oriente sta beneficiando della buona intonazione degli energetici.

Francesco Lavecchia 06/10/2022 | 10:34
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Perché conviene guardare ai mercati di frontiera? I listini azionari dei paesi che ambiscono a diventare emergenti hanno sovraperformato gli emerging markets da inizio anno di circa 200 punti base dando seguito al risultato del 2021, in cui avevano reso 2.400 bp in più, e confermando un trend che dura ormai da 10 anni, nei quali hanno registrato un ritorno medio del 6,5% (in euro) contro il 3,8% dei mercati emergenti.

Tra i fattori determinanti per il successo dei paesi di frontiera c’è la necessità di dover diversificare la supply chain da parte delle grandi aziende manifatturiere dell’occidente. Lo scoppio della pandemia e la politica zero-Covid portata avanti con ostinazione dal governo cinese hanno prodotto forti interruzioni della catena di approvvigionamento. Da qui l’esigenza da parte delle aziende di rivolgersi a nuovi partner commerciali.

Cosa sta trainando i mercati di frontiera
“Uno dei fenomeni più evidenti è stato il trasferimento delle linee di produzione dalla Cina al Vietnam, il principale paese dell'universo dei mercati di frontiera. Il Vietnam ha attirato oltre 20 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri anche grazie all'espansione dei centri di produzione delle principali aziende tecnologiche globali, come Apple, Samsung e Intel. Ciò sta portando a una forte creazione di posti di lavoro, all'espansione della classe media e al miglioramento dei consumi locali”, dice Rami Sidani, gestore del fondo Schroder ISF Frontier Markets Equity, valutato dagli analisti di Morningstar con un Analyst rating pari a Bronze per la classe I.

“La nostra view sul futuro andamento dei consumi interni del Vietnam è molto positiva. Il nostro comparto, infatti, è esposto a uno sviluppatore immobiliare che sta beneficiando della grande carenza di unità abitative e a uno sviluppatore di centri commerciali che trarrà vantaggio dall'aumento dei consumi interni e dal cambiamento delle abitudini di consumo”.

Investire in questo mercato non è semplice. La prima complicazione, nel caso in cui ci si affidi a un prodotto del risparmio gestito, è legata alla comprensione dei paesi in cui il fondo è realmente esposto. Negli anni, infatti, il benchmark di questa regione è cambiato in maniera significativa e con esso anche l’universo investibile per i gestori.

Perchè puntare sul Medio Oriente
Gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, ad esempio, che rappresentavano il 30%-40% dell'indice MSCI Frontier Markets, sono stati promossi a mercati emergenti nel 2014, e la stessa sorte è toccata due anni fa al Kuwait, che rappresentava il 36% del benchmark. Il risultato è stato uno sbilanciamento dell’indice a favore dei paesi asiatici come il Vietnam, che ora pesa per il 29% della capitalizzazione dell’indice della regione.

Nonostante questo spostamento di equilibri all’interno dei mercati di frontiera, Rami Sidani continua a puntare forte sul Medio Oriente. Il portafoglio del comparto gestito dal fund manager di Schroder sovrappesa largamente la regione Middle East rispetto alla media di categoria. “Le ragioni di questa scelta sono quelle di catturare la buona intonazione degli energetici e di cavalcare il fermento economico in atto in questi paesi. Il Medio Oriente è il maggiore esportatore di petrolio al mondo e questo gli ha permesso di beneficiare degli elevati prezzi dell'energia. Le valute del Golfo sono ancorate al dollaro, il che le rende vincenti nei periodi in cui si rafforza il biglietto verde. Inoltre, i governi dell’area hanno attuato un programma di riforme economiche e di privatizzazioni che hanno creato opportunità di investimento interessanti e la crescita del mercato delle IPO sta producendo l’effetto di aggiungere profondità e liquidità alle borse azionarie”, aggiunge Sidani.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia