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Mercato obbligazionario: le ragioni dell’intervento della Banca d’Inghilterra

Per la BoE, la turbolenza sul mercato obbligazionario è un rischio reale per la stabilità finanziaria.

James Gard 30/09/2022 | 11:02
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Banca-Inghilterra

Sono settimane turbolente nel Regno Unito.

La crisi che attanaglia il governo britannico si è intensificata mercoledì 28 settembre, dopo che la Banca d'Inghilterra (BoE) è intervenuta sul mercato obbligazionario, acquistando Gilt (titoli di stato inglesi) a lunga scadenza “per ripristinare condizioni di mercato ordinate” e porre fine alle “disfunzioni” degli ultimi giorni.

L'intervento di mercoledì 28 settembre, che si è concretizzato nell’acquisto di 65 miliardi di sterline di titoli di Stato per 13 giorni ha avuto l'effetto immediato di far scendere i rendimenti, saliti alle stelle dopo il piano aggressivo di riduzione delle tasse, finanziato da ulteriori prestiti, che è stato annunciato del cancelliere Kwasi Kwarteng venerdì 23 settembre.

Nella dichiarazione di mercoledì la Banca d’Inghilterra ha fatto riferimento al “significativo riprezzamento delle attività finanziarie britanniche e globali", che ha visto la sterlina toccare un minimo storico rispetto al dollaro lunedì 26 settembre, e ai consistenti aumenti dei rendimenti dei Gilt britannici, che hanno fatto salire il costo di finanziamento del governo e hanno avuto un impatto sui tassi dei mutui.

Per Mike Coop, CIO di Morningstar Investment Management, EMEA, l'intervento può essere visto anche in termini positivi: “La decisione della BoE ci ricorda che il Regno Unito ha esperienza nel gestire efficacemente le crisi. Prevediamo che gli asset britannici continueranno a subire gli effetti dell'aumento dei tassi statunitensi e globali, delle preoccupazioni per l'inflazione, del dollaro USA rampante e del cambiamento di sentiment degli investitori da aggressivi a cauti e ora timorosi. Momenti come questi presentano grandi opportunità di acquisto per gli investitori di lungo termine”.

I rischi per la stabilità finanziaria
Perché la Banca centrale è intervenuta? La BoE ha dichiarato che le attuali condizioni di mercato comportano un “rischio materiale per la stabilità finanziaria del Regno Unito”, che potrebbe portare a “un ingiustificato inasprimento delle condizioni finanziarie e a una riduzione del flusso di credito all'economia reale”. Lunedì sera la Banca ha escluso un imminente rialzo dei tassi, affermando che la riunione di novembre sarà probabilmente la prossima occasione per agire, anche se sta monitorando la situazione ed è pronta a intervenire. Da allora, il capo economista della Banca, Huw Pill, ha dichiarato che è probabile una manovra di oltre 100 punti base alla prossima riunione.

Da parte del governo, il 23 novembre è previsto un “piano fiscale a medio termine”. I movimenti di mercato suggeriscono che aspettare fino a novembre per la Banca e il Tesoro sarà troppo tardi per arginare l'attuale crisi.

Secondo Bethany Payne, gestore del portafoglio obbligazionario globale di Janus Henderson, la Banca ha "fatto la prima mossa" nello scontro tra il cancelliere e la banca centrale e, dal punto di vista del mercato, sarebbe dovuto accadere il contrario. Tuttavia, la mossa odierna “dovrebbe fornire agli investitori un po' di conforto sul fatto che c'è un backstop per il rendimento dei Gilt”, afferma.

Allo stesso tempo, la BoE “è dovuta intervenire per mitigare i danni causati dal governo e questo non è un buon segno”, sostiene Jim Leaviss, CIO del reddito fisso pubblico di M&G.

Come funziona l’intervento della BoE
L'acquisto di titoli di Stato a lunga scadenza è “volto a risolvere un problema specifico del mercato dei titoli di Stato a lunga scadenza”, ha dichiarato la banca centrale, e le aste si svolgeranno da oggi al 14 ottobre. Gli acquisti ammonteranno a 5 miliardi di sterline ogni giorno per 13 giorni.

All'inizio della giornata di mercoledì 28 settembre, il Fondo Monetario Internazionale si è aggiunto a coloro che sostengono che le proposte di taglio delle tasse del Cancelliere siano un errore, invitando il governo Truss a revocare queste decisioni prima che sia troppo tardi. La sterlina è scesa a 1,07 dollari dopo che i commenti del Fondo sono stati resi pubblici, ed è scesa ulteriormente a 1,06 dollari dopo la mossa della Banca d'Inghilterra.

 “Comprendiamo che il consistente pacchetto fiscale annunciato miri ad aiutare le famiglie e le imprese ad affrontare lo shock energetico e a rilanciare la crescita attraverso tagli fiscali e misure di approvvigionamento”, ha dichiarato il FMI.

“Tuttavia, date le elevate pressioni inflazionistiche in molti paesi, tra cui il Regno Unito, non raccomandiamo pacchetti fiscali ampi e non mirati in questo momento, poiché è importante che la politica fiscale non operi in modo opposto alla politica monetaria”.

“Inoltre, la natura delle misure britanniche probabilmente aumenterà le disuguaglianze”.

Il contesto
Oltre all'operazione del 28 settembre, la BoE ha deciso di sospendere temporaneamente la vendita del suo stock di titoli di Stato da 80 miliardi di sterline, un processo di liquidazione che avrebbe dovuto iniziare la settimana scorsa, quando si è riunita per annunciare un aumento dei tassi di interesse di 50 punti base. Sono successe molte cose da giovedì 22 settembre. “L'obiettivo annuale del MPC (Comitato di politica monetaria, Ndr) di ridurre lo stock di 80 miliardi di sterline è inalterato. Alla luce delle attuali condizioni di mercato, l'esecutivo della Banca ha rinviato l'inizio delle operazioni di vendita di Gilt al 31 ottobre”.

Negli ultimi anni le banche centrali di tutto il mondo hanno acquistato titoli di Stato in un processo noto come Quantitative Easing. Sono state pronte ad acquistare il debito pubblico, abbassando i costi di prestito per i governi in un periodo in cui hanno dovuto spendere somme significative per sostenere le loro economie durante la pandemia.

L'effetto è stato quello di abbassare i costi dei prestiti anche per i consumatori, ma questo processo si sta ora invertendo con il Quantitative Tightening. Le banche centrali come la Federal Reserve, la Banca d'Inghilterra e la Banca Centrale Europea hanno aumentato i tassi d'interesse per combattere la spirale dell'inflazione.

Perché i rendimenti dei titoli di Stato salgono?
I rendimenti salgono perché gli investitori vendono le obbligazioni, facendo scendere i loro prezzi. Questo può evidenziare una perdita di fiducia nella strategia economica dell'emittente - ad esempio, gli investitori hanno reagito con forza contro il bilancio del Regno Unito che prevedeva un aumento della spesa e tagli alle tasse, una sorta di voto finanziario di sfiducia nelle prospettive del paese. I rendimenti obbligazionari riflettono anche le aspettative sull'inflazione e sui tassi d'interesse.

In passato, il Regno Unito era considerato una scommessa sicura per gli investitori obbligazionari, ma i recenti eventi suggeriscono il contrario. Evangelia Gkeka, senior manager research analyst, fixed income di Morningstar, afferma che il mercato sta scontando un ulteriore aumento dei tassi di interesse: “Sembra che il mercato ritenga che le misure di sostegno si tradurranno in un maggiore indebitamento del governo in presenza di un aumento dei costi di finanziamento e aumenteranno ulteriormente il debito in rapporto al PIL e il deficit di bilancio, creando al contempo un'inflazione ancora più elevata e la necessità di aumentare i tassi a un livello più alto di quello attualmente previsto, creando infine anche potenzialmente problemi di sostenibilità del debito”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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James Gard  Editor di Morningstar