Stock cinesi, diffidare dalle valutazioni

I titoli della regione coperti dall’analisi Morningstar sono scambiati a tassi di sconto elevati, ma gli investitori non devono perdere di vista i rischi che comporta l’esposizione alla Cina.

Francesco Lavecchia 05/04/2022 | 16:50
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cina

In base alle valutazioni degli analisti di Morningstar, le azioni cinesi sono scambiate mediamente a un tasso di sconto del 30% rispetto al fair value. I prezzi di mercato sono decisamente attraenti, dato che incorporano le aspettative di un rallentamento della crescita economica del paese nei prossimi anni; tuttavia, non devono distrarre gli investitori dai rischi connessi all’esposizione al mercato azionario cinese.

I commentatori più ottimisti sottolineano come Pechino abbia promesso una politica monetaria e fiscale accomodante per sostenere la crescita dell’economia. La recente riunione del Congresso nazionale del Partito comunista cinese ha stabilito un obiettivo di crescita del Pil del 5,5% per il 2022 che sarà sostenuto attraverso un taglio dei tassi di interesse e una riduzione delle riserve bancarie al fine di garantire agli istituti di credito la liquidità necessaria per continuare ad elargire prestiti alle imprese. Mentre sul fronte della politica fiscale, il governo ha alzato l’asticella del rapporto Deficit/Pil rispetto allo scorso anno e ha mantenuto invariata la capacità da parte dei governi locali di emettere titoli di debito per finanziare specifiche iniziative volte a stimolare la crescita.

Le rassicurazioni del governo sul sostegno all’economia non devono però distrarre gli investitori dai fattori di rischio che potrebbero condizionare negativamente l’investimento sull’equity cinese.

Nuovi lockdown
La risalita dei casi di Covid, ad esempio, hanno costretto le autorità cinesi a imporre nuovi lockdown che rischiano di danneggiare la crescita degli utili aziendali nel breve termine e con essa anche le performance dei listini. Gli analisti di Morningstar si aspettano che la Cina continui con la sua strategia “zero-Covid”, ma che ammorbidisca le restrizioni rispetto al passato imponendo chiusure più mirate e per periodi più brevi. All’interno del settore beni di consumo, le industrie più penalizzate saranno quelle della ristorazione e del turismo. Le aziende dell’e-commerce risentiranno dei problemi legati alla logistica, mentre quelle high-tech soffriranno per le possibili interruzioni nella fornitura delle componenti. Queste problematiche, in base alle previsioni degli analisti, dovrebbero però esaurirsi nel corso del primo semestre di quest’anno. 

Rischio delisting
C’è poi il problema legato al possibile delisting delle ADR quotate sui listini americani. Da una parte, le autorità americane richiedono alle società straniere (dunque anche a quelle cinesi) di permettere al Public Company Accounting Oversight Board (PCAOB) di verificare che esse non siano di proprietà o controllate da un governo estero, pena il delisting. Dall’altra, le leggi cinesi sulla sicurezza nazionale vietano alle aziende di consegnare documenti sensibili ad autorità di regolamentazione straniere poiché il contenuto potrebbe costituire un segreto di stato. Negli Stati Uniti, la Camera si appresta a votare in via definitiva la decisione di anticipare di un anno il provvedimento di delisting, e questo significa che le società cinesi hanno meno tempo per conformarsi. Il provvedimento non avrebbe delle ripercussioni sui fondamentali delle aziende, e dunque sul fair value dei titoli, ma comporterebbe per gli investitori un maggior rischio liquidità poiché in mancanza di una quotazione su un listino alternativo queste azioni verrebbero scambiate sui mercati OTC (Over the counter), meno regolati e meno liquidi.

“Riteniamo che le industrie e le aziende ritenute dalle autorità cinesi non in possesso di dati sensibili potranno condividere i documenti necessari con il PCAOB. Quindi ci aspettiamo che la maggior parte delle società quotate sui listini americani non saranno costrette ad affrontare questo problema. Il rischio di delisting è invece significativo per aziende come Alibaba, Tencent e Baidu che sono considerate proprietarie di dati sensibili”, dice Lorraine Tan Director of Equity Research di Morningstar.

Incertezza normativa
Resta alta anche l’incertezza normativa relativa alla regolamentazione di alcuni settori e industrie in Cina. Alla fine del 2020, il governo ha varato una serie di provvedimenti di ampia portata che hanno avuto un forte impatto in particolare sui settori dell'istruzione, su quello immobiliare e sui fornitori di servizi Internet e dell’e-commerce. Da allora il legislatore è intervenuto per ammorbidire la severità di questi provvedimenti, ma rimane l’incertezza sulle prossime mosse e su quali potrebbero essere gli altri settori che potranno essere presi di mira.

Rischio geopolitico
Per gli investitori nell’equity cinese, comunque, la principale minaccia nel breve termine è di natura geopolitica. Se in qualche modo Pechino sostenesse Mosca nella guerra contro l’Ucraina il rischio di sanzioni dirette da parte degli Stati Uniti e dell’Unione europea sarebbe alto. È ragionevole pensare che la Cina farà di tutto per evitarlo, ma è comunque concreta la possibilità che l'amministrazione Biden aggiunga altre società cinesi nella blacklist delle imprese su cui è fatto divieto agli americani d’investire. Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha aumentato l'elenco dei titoli vietati a 59, dai 31 dell'amministrazione Trump, ed è lecito aspettarsi che nel caso in cui la guerra dovesse prolungarsi le aziende che fanno affari con la Russia vengano aggiunte a questo elenco.

L’effetto sui listini di queste misure dipenderà dal modo in cui sarà definito il coinvolgimento delle aziende, se verranno coinvolte solo le società che intrattengono rapporti commerciali con entità russe direttamente coinvolte nella guerra, o se invece saranno interessate tutte quelle che hanno una presenza in Russia. Secondo Lorraine Tan, a rischiare di più sono le società energetiche come PetroChina e Sinopec, Beijing Enterprises, che ha una partecipazione del 20% in un gasdotto in Cina, e Great Wall Motor che nel paese asiatico possiede una fabbrica di auto.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia